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Costruire la pace preparando la guerra. L’antico monito latino ha attraversato indenne i millenni ed è risuonato - mai così drammaticamente attuale - ieri, nella salone di Palazzo Corvaja dove si trovavano riunite alcune delle voci più autorevoli in materia di politica internazionale, nell’ambito del festival Taobuk, che ogni anno dedica alla geopolitica una parte importante del suo dibattito multiculturale.
A confrontarsi su “Difesa, competitività e innovazione” sono stati Manuel Valls, ex primo ministro francese, Paolo Gentiloni, già presidente del Consiglio e commissario europeo dell’economia, Angelino Alfano, presidente della Fondazione De Gasperi e già vicepremier e ministro degli affari esteri, Federico Fubini, vicedirettore del Corriere della Sera, con la moderazione del giornalista Paolo Valentino.L’incontro, aperto dai saluti del sindaco di Taormina Cateno De Luca, ha esplorato le condizioni politiche, economiche e istituzionali attraverso cui l’Europa può ricostruire la fiducia necessaria per agire come un soggetto unitario e coeso.
Difficile in effetti pensare alla fiducia mentre si discute di armamenti e strategie belliche, eppure a chiudere il cerchio, che lui stesso aveva aperto, è stato Valls. «L’Europa deve prepararsi alla guerra - ha ammonito - ma manca una valutazione rigorosa sulla strategia militare europea. Dobbiamo essere forti, indipendenti e pronti. Alla guerra, o alla dissuasione».Comprensione, consapevolezza e determinazione: per Alfano sono le tre azioni da condurre, per evitare che l’Europa resti fuori da un ordine internazionale che è cambiato e in cui il Vecchio Continente rischia di essere non chi muove le pedine, ma la “posta in gioco”. «Abbiamo il diritto di giocare tutte le carte, per essere autonomi e non contro la Nato: chi ha responsabilità politica non può non vedere ciò che potrebbe arrivare».Gentiloni ha esordito ricordando il G7 del 2017 che proprio a Taormina accolse un Trump diverso da quello che oggi crede che l’Unione Europea sia un “problema”, quando invece «proprio noi europei abbiamo la responsabilità della libertà nel mondo». Per Gentiloni preoccupa poi l’orizzonte del nucleare: «La Germania - ha ricordato - nel 2029 spenderà 190 miliardi rispetto ai 40 di prima. Questo è uno squilibrio non accettabile». «Sulla difesa - ha proseguito - servono consapevolezza e finanziamenti: e non è vero che occorrono spese infinite». Ha concluso quindi esortando alla partecipazione civica, anche in vista delle prossime elezioni europee.











