Gustavo Manso, economista della Haas School of Business a UC Berkeley, ha costruito una teoria che spiega esattamente perché il sistema italiano — con la sua classe imprenditoriale protetta, i contratti che puniscono il fallimento, e una cultura del "non sbagliare mai" — è strutturalmente avverso all'innovazione.
Nel suo paper fondamentale Motivating Innovation (2011, Journal of Finance), Manso modella l'innovazione come un problema di exploration versus exploitation: da una parte l'esplorazione di metodi nuovi e non testati, dall'altra lo sfruttamento di metodi noti. La scoperta chiave è che il contratto ottimale per motivare l'innovazione è il contrario di quello che premia la produttività. Se vuoi che qualcuno sfrutti ciò che già funziona, premi il successo immediato, misura a breve termine, minaccia il licenziamento. Se vuoi che qualcuno innovi, devi tollerare — e a volte persino premiare — i fallimenti iniziali, misurare a lungo termine, garantire la sicurezza del posto. Manso lo dimostra formalmente: il contratto ottimale per l'esplorazione comporta una sostanziale tolleranza per i fallimenti iniziali e una ricompensa per il successo a lungo termine.
L'Italia ha costruito un sistema che fa esattamente l'opposto.







