Capitali, ma non solo. Il sostegno all’innovazione passa per la capacità di creare un ecosistema nel quale competenze, finanza, mondo della ricerca e dell’impresa si contaminano. Con Filippo Frangi, senior researcher dell’Osservatorio Startup Thinking, istituito dal Politecnico di Milano, abbiamo parlato dei benchmark che possono offrire spunti interessanti al sistema-Italia.

Quali sono oggi i Paesi che rappresentano i modelli più efficaci nel sostegno all’innovazione e alle startup? Cosa li rende così competitivi?

“Il riferimento globale rimangono ovviamente gli Stati Uniti, dove capitale di rischio, cultura del fallimento e legami stretti tra università e impresa fanno sistema. Se guardiamo al contesto europeo, probabilmente, i casi più utili per l’Italia non sono la Francia e la Germania (che sono fuori scala con rispettivamente oltre 7 e 8 miliardi di dollari raccolti dalle startup dei rispettivi Paesi), ma la Spagna. È un’economia più piccola della nostra (Pil inferiore di circa il 20%, popolazione del 23%) che ha costruito un sistema di startup quasi doppio: nel 2025 le giovani imprese hanno raccolto circa 3 miliardi di euro, contro l’1,5 dell’Italia. A renderla competitiva sono la stabilità normativa, la forte attrazione di capitali esteri (fino al 70-80% della raccolta), l’energia rinnovabile a basso costo che attira data center e progetti AI e un modello multi-hub che non si concentra su una sola città (Madrid e Barcellona, ma anche Valencia, Bilbao, Malaga, Siviglia)”.