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Giovedì scorso Cuba ha approvato una serie di riforme che aprono l’isola al libero mercato e cambiano alcuni dei principi che dalla rivoluzione del 1959 hanno guidato la sua economia. Sono state decise dopo mesi di pressioni degli Stati Uniti e mentre il paese attraversa una grave crisi economica. Il primo ministro cubano Manuel Marrero le ha presentate all’Assemblea nazionale come un cambiamento radicale, ma per l’attuazione non ha indicato tempi precisi, e nell’immediato cambierà poco o nulla.
La riforma è molto ampia. Il testo non è stato reso pubblico, ma stando alla presentazione di Marrero prevede quella che ha definito una decentralizzazione senza precedenti dell’economia cubana, che dalla rivoluzione è controllata dallo stato in ogni suo aspetto attraverso la sua élite militare.
Se verranno attuate come sono state presentate, le riforme dovrebbero rendere più facili i rapporti tra aziende cubane e straniere, incoraggiare gli investimenti dall’estero e permettere l’apertura di banche e casse di cambio private. Gli imprenditori cubani avranno maggiore libertà nelle scelte d’impresa: per esempio potranno assumere liberamente e una stessa persona potrà possedere più di un’attività. I terreni statali potranno essere venduti ai privati.












