Nel pieno della crisi umanitaria ed energetica, e delle proteste nelle notti senza elettricità per l’impossibilità di dormire per il caldo, a Cuba prosegue il percorso di riforme economiche e sociali. Negli ultimi anni i cambiamenti sono stati numerosi, ma le misure più recenti si distinguono sia per l’apertura agli investimenti stranieri in settori strategici – energia, agricoltura, edilizia, turismo e commercio estero -, sia per la profondità delle liberalizzazioni in ambiti sociali.
Tra le novità più significative figurano l’abolizione della scala salariale nazionale, che conteneva le differenze retributive tra i lavoratori, e il superamento della tessera annonaria, che garantiva a ogni residente l’accesso a un paniere di beni essenziali e sarà ora riservata alle categorie più vulnerabili, come pensionati e malati cronici.
In tre giorni, il pacchetto di 176 riforme è stato prima approvato dal Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e poi dall’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, non senza resistenze. Per difenderlo, il presidente di Cuba Díaz-Canel ha affermato che questi cambiamenti sono necessari per proseguire la costruzione del socialismo in un paese che subisce l’embargo “più lungo, criminale, perverso e ingiusto della storia”, e che rappresentano in larga misura l’attuazione di misure maturate nel dibattito pubblico e già delineate nel processo di aggiornamento del modello economico avviato dal Congresso del PCC nel 2011.






