Bruciare tonnellate di rifiuti significa liberare nell'aria enormi quantità di sostanze nocive, oltre a generare scorie e ceneri, che devono essere smaltite. Se per la Regione il termovalorizzatore dei rifiuti di Tossilo rappresenta un punto strategico per l'economia, lo stesso non si può dire dal punto di vita ambientale e sanitario. Non basteranno le moderne teconolgie a fugare dubbi e paure che assillano il territorio, visto che il termovalorizzatore di Tossilo, costato alla Regione ben 45 milioni di euro, che brucerà 160 tonnellate di rifiuti al giorno, produrrà anche inconvenienti ambientali e sanitari. Su questo tema si è incentrato l'incontro pubblico, che si è svolto ieri sera nella grande sala del Centro Servizi Culturali, organizzato dall'associazione Nino Carrus e dal Comitato per la tutela della sanità del Marghine, dove vi hanno partecipato tutti i sindaci del territorio.
Si tratta di un incontro che precede la conferenza di servizi che si svolgerà il prossimo 6 luglio, con la partecipazione di tutti gli enti coinvolti, quindi l'avvio concreto, previsto a settembre. «Attorno al termovalorizzatore da tempo è calato un silenzio assordante - dice la presidente dell'associazione Nino Carrus, Rosanna Carboni - Facciamo un appello ai sindaci e cittadini perchè la partecipzione e l'attenzione al problema è una tutela della salute pubblica». Francesco Nieddu, del comitato per la tutela della salute, aggiunge: «Quali sono i rischi reali e quali misure sono messe in campo per contrastare eventuali problemi ambientali e sanitari? Chiediamo più vigilanza e controlli continui».








