Un anno fa, a fine giugno, Luigi Marattin, docente di economia e deputato alla seconda legislatura, veniva eletto Segretario nazionale del Partito Liberaldemocratico, in occasione del primo congresso. È stato un primo anno denso, come ricorda in questa conversazione. Con molte sfide ancora davanti.
I liberaldemocratici rappresentano una novità nel panorama italiano. È una scommessa ambiziosa in un Paese che negli ultimi quindici anni ha premiato quasi sempre forze populiste. Perché dovrebbe essere diverso oggi?
«Perché tutte le volte che il paese ha premiato i populisti, i risultati non sono mai arrivati. Le buste paga sono rimaste le stesse, così come la dichiarazione dei redditi o l’insicurezza nel girare la sera tardi. Nell’ultimo decennio almeno tre volte si è presentato qualcuno dicendo “io non ho mai governato, fammi provare e ti risolvo in un colpo tutti i tuoi problemi”. Ogni volta non succedeva, il malcapitato crollava nei sondaggi e alle successive elezioni si passava a provare il populista successivo (ed è esattamente quello che sta per succedere ora con Vannacci). La speranza è che gli italiani abbiano capito che dar retta all’ennesimo pifferaio magico non solo è inutile, ma è pure dannoso».










