Letizia Giovanardi, 32 anni, è stata nominata da alcuni mesi segretaria Flai Cgil, il settore del sindacato che segue il mondo dell’agricoltura. L’altro giorno era insieme a Milena Grassi (Fai Cisl) e Mirko Cavallini (Uila Uil) al ’varo’ dell’agribus, stazione di Portomaggiore, ore quattro del mattino. Hanno visto partire, i fari a bucare la notte, la navetta, a bordo i braccianti, la speranza, la marcia che ingrana. Davanti il sogno di una nuova vita, strappate le maglie del caporalato.

Agricoltura e campi, Letizia Giovanardi ne mastica da quando aveva 18 anni. "Avevo appena superato l’esame di maturità e sono andata a lavorare in un’azienda per la trasformazione del pomodoro. Ero delegata sindacale". Un passo dopo l’altro fino all’altro giorno, ora è lei per la Cgil la voce del sindacato di un mondo sempre più complesso, che sta conoscendo una profonda trasformazione e fenomeni del tutto inediti. Come il caporalato, non qui, non da noi nella ricca Emilia. Fino a qualche anno fa, quando tutto è cambiato. La base Portomaggiore, intorno una pianura che arriva al mare e che è diventata in alcuni casi luogo di sfruttamento. Soldi per salire su un’auto scalcagnata e andare nei campi, soldi per un posto letto. Pagare per vivere. "Sì, un fenomeno nuovo. Nessuno l’avrebbe immaginato, ora è una realtà che rischia di allargarsi, le spirali di un mostro che si mangia il futuro di persone venute da lontano", risponde Letizia Giovanardi.