Un uomo qualunque. Di cui Pirandello non ci rivela mai il nome. Un nobile d’inizio Novecento per la precisione. Con i suoi amori, le sue aspirazioni, le sue sconfitte. Che decide di partecipare a una mascherata in costume interpretando Enrico IV. Ma ecco, improvvisa, la caduta da cavallo. Una brutta botta in testa. E l’uomo da quel momento crede davvero d’essere il sovrano. O forse no?

Che meraviglia l’“Enrico IV“. Con quel suo irrisolvibile confronto fra realtà e finzione. Il gioco dei ruoli e delle gabbie sociali. L’identità che finisce per confondersi con la sua rappresentazione. In un gioco metateatrale da cui si lascia ispirare “Enrico IV fino a sparire“, riscrittura del classico firmata da Davide del Grosso, da lunedì al Teatro Litta. O meglio: una drammaturgia originale che poggia sulle tematiche pirandelliane. Per così dire. Tanto è vero che sono solo due i protagonisti di questa nuova produzione Mtm: Pietro De Pascalis e Marco Oliva. Loro ad interpretare Mattia ed Enrico, due coinquilini. Le magliette sono nuove, i corpi invecchiati. Sospesi in una stanza senza coordinate. Forse un tinello. O una sala del trono. Il primo immerso nello studio dell’Enrico IV per un provino. Il secondo in ansia perché in casa è finito il latte. E come non capirlo. Mentre sullo sfondo si fa strada una ferita non rimarginata.