La gioia del rientro, la fierezza della delicata missione portata termine con le eccellenti relazioni di servizio di ben tre comandanti tattici ospitati a bordo di nave “Luigi Rizzo“ ma anche un velo di commozione nel ricordare Federica Tripoli il tenente di vascello della Marina Militare strappata alla vita a soli 32 anni da un incidente in moto accaduto nello scorso ottobre a Spezia. Federica ha donato i suoi organi, salvando la vita a cinque persone. Il suo ricordo ha reso ancor più vibrante il saluto dell’ammiraglio Massimo Bonu comandante di prima divisione navale all’abbraccio rivolto all’equipaggio rientrato dopo 153 giorni alla base navale della Spezia. Un rientro a casa ritardato di un mese rispetto proprio per l’incertezza dello scenario geopolitico in continua mutazione e l’imprevedibilità. "Ogni missione lo è e lo sappiamo – ha aggiunto l’ammiraglio – non ci si può mai rilassare perchè tutto può mutare davvero in un attimo. E questo è motivo di forte tensione anche nei famigliari che seguono costantemente l’evolversi della situazione. Non è facile avere la pazienza di prolungare la data del rientro quando il traguardo si stata profilando all’orizzonte ma è anche per questo agire da equipaggio e devozione che meritate il sincero grazie da parte della grande squadra della Marina Militare". Dopo 153 giorni si è conclusa l’operazione di Nave Rizzo, unità di bandiera dell’operazione Eunavfor Aspedes, salpata il 17 gennaio. Una missione europea finalizzata a contribuire alla sicurezza marittima e alla libertà di navigazione del traffico mercantile in transito tra il Canale di Suez e l’Oceano Indiano. Sono stati scortati 44 mercantili e una nave da crociera la Msc Euribia. E garantito supporto a due cacciamine “Crotone“ e “Rimini“ che attendono il via libera per operare a Hormuz. "Avete garantito sicurezza – ha proseguito l’ammiraglio – a donne e uomini che hanno solcato le vostre stesse acque operando nel Mar Rosso, nel Golfo di Aden e nello stretto di Bab el Mandeb servendo il Paese e non soltanto". Nave Rizzo ha inoltre operato in stretto coordinamento con assetti di altri Paesi membri dell’Unione Europea, tra cui Grecia e Francia, e ha condotto numerose attività di carattere diplomatico-militare. Anche il comandate della fregata, il capitano Fabio Laporta ha fotografato la delicatezza dell’operazione. "Abbiamo avvertito in manera particolare il momento – ha spiegato – non tanto negli Huthi che hanno mantenuto lo status quo ma percepivamo il fatto che la situazione dell’area potesse cambiare repentinamente. L’abbiamo affrontata con il giusto livello di tensione e di serenità, sicuri dell’addestramento che avevamo avuto". Oltre alle 44 scorte a protezione dalla pirateria e dagli attacchi di droni provenienti dalla Yemen è stata scortata anche la nave da crociera Msc Euribia. "Una delle poche unità – conclude l’ufficiale – a riuscire a attraversare Hormuz in quel periodo. L’abbiamo accompagnata attraverso Bab el Mandeb poi ha fatto rientro autonomamente Suez. In seguito sempre da Suez abbiamo accompagnato i nostri cacciamine schierati in pre deployment fino a Gibuti". Massimo Merluzzi
Nave Rizzo è tornata alla base: "Una missione ad alta tensione"
L’ammiraglio Bonu ha salutato l’equipaggio al rientro dopo 153 giorni nelle acque agitate del Golfo. La fregata ha garantito la navigazione tra il canale di Suez e l’Oceano Indiano scortando i mercantili . .










