L’apparato della difesa, sempre più complesso e in costante aggiornamento, potrebbe affidarsi a un serie di alleati che da sempre accompagna l’uomo nella sua attraversata in mare. Lo studio del suono dei cetacei infatti potrebbe diventare un sistema sicuro di comunicazione tra i droni sottomarini per comunicare tra loro e scambiarsi informazioni. Utilizzando quindi il suono emesso dai cetacei ogni contatto non verrebbe intercettato. L’idea è allo studio del Polo Polo della dimensione subacquea spezzina. La struttura, che ha come missione principale quella di mettere in rete la Marina Militare, il mondo accademico, i centri di ricerca e l’industria, ha consolidato la sua governance con l’insediamento della Fondazione Pns nell’estate 2025, presieduta dalla senatrice Roberta Pinotti. La nuova sfida dunque è quella di trasformare i droni sottomarini in strumenti di controllo non tanto silenziosi quanto mimetizzati con i suoi abitanti. Potrebbero in futuro imitare il verso dei cetacei per comunicare tra di loro e con la superficie, allo scopo di non essere intercettati. È uno dei nuovi campi di ricerca del Polo nazionale della dimensione subacquea, che ha di recente affidato, attraverso il Centro di supporto e sperimentazione navale della Marina Militare, finanziamenti a start up, aziende e università per sviluppare nuove tecnologie per la protezione delle infrastrutture critiche installate sui fondali marini. Il progetto denominato “Sea Chatters“, proposto da BK srl, punta a rendere la probabilità di rilevamento di un drone prossima allo zero sviluppando una comunicazione che imiti fedelmente i suoni dei mammiferi marini o i pattern luminosi naturali per nascondere la presenza della comunicazione nel rumore di fondo ambientale.
I droni imitano i cetacei. Suoni anti intercettazione
Il sistema di comunicazione sottomarina al riparo da ’occhi’ indiscreti. Il modello è allo studio del Polo spezzino della dimensione subacquea .







