La Spezia, 18 giugno 2026 – Il verso dei delfini o quello delle balene qual è? I droni sottomarini potrebbero in futuro imitare il verso dei cetacei per comunicare tra di loro e con la superficie, allo scopo di non essere intercettati. È uno dei nuovi campi di ricerca del Polo nazionale della dimensione subacquea (con sede a La Spezia), che ha di recente affidato, attraverso il Centro di supporto e sperimentazione navale della Marina Militare, finanziamenti a start up, aziende e università per sviluppare nuove tecnologie per la protezione delle infrastrutture critiche installate sui fondali marini. Il progetto «Sea Chatters», proposto da BK srl, punta a rendere la probabilità di rilevamento di un drone «prossima allo zero» sviluppando una comunicazione che imiti fedelmente «i suoni dei mammiferi marini o i pattern luminosi naturali per nascondere la presenza stessa della comunicazione nel rumore di fondo ambientale». Un drone che si occupi, per esempio, di fare la guardia a un metanodotto sul fondale marino potrebbe così mandare informazioni sulla propria posizione senza rivelarla contemporaneamente a un'eventuale minaccia.

Allo studio ci sono inoltre nuovi materiali per diminuire la frequenza di manutenzione dei veicoli autonomi, chiamati a restare settimane immersi in acqua marina, sistemi di comunicazione ottici per sciami di droni e stazioni laser di ricarica che evitino loro di dover emergere in superficie per fare «il pieno» di elettricità. Si punta inoltre alla creazione di una piattaforma di riconoscimento e osservazione del «dna ambientale» basato sull'intelligenza artificiale e applicabile alle missioni di sorveglianza sottomarina.