Il nuovo studio “Bottlenose dolphin reliance on trawlers in prey-depleted Adriatic Sea regions”, pubblicato su Frontiers in Mammal Science da Giovanni Bearzi e Silvia Bonizzoni (Dolphin Biology and Conservation e OceanCare), Nathan Furey (University of New Hampshire) e Randall Reeves (Okapi Wildlife Associates), documenta per la prima volta che la maggior parte dei delfini tursiopi (Tursiops truncatus) che vivono al largo di Veneto e Marche dipende ormai in larga misura dai pescherecci a strascico come fonte di cibo. I ricercatori lanciano l'allarme: «L'adattamento comportamentale dei delfini riflette l'esaurimento delle risorse naturali di prede in uno dei mari più sovrasfruttati al mondo».Il team di ricercatori italiani, svizzeri e statunitensi ha analizzato i dati raccolti in 8 anni, tra il 2018 e il 2025 lungo 17.755 chilometri di rotte di pesca al largo del Veneto e delle Marche e osservando 859 pescherecci a strascico in 148 giorni di pesca per documentare l'eventuale presenza di delfini nella loro scia.

A OceanCare dicono che «I risultati sono impressionanti. In media, i delfini seguivano un peschereccio su quattro (24,7%) . Per i pescherecci che utilizzavano reti a strascico di fondo – uno dei metodi di pesca più distruttivi – questa percentuale saliva a oltre il 40% . Nella regione Marche , tre pescherecci su quattro (75,9%) che utilizzavano reti a strascico di fondo avevano dei delfini al seguito. I delfini non sono semplicemente curiosi: sono attivamente alla ricerca di cibo, si nutrono di pesci impigliati nelle reti, predano creature smosse dagli attrezzi da pesca e consumano le catture accidentali gettate in mare. In altre parole, hanno adattato il loro comportamento per sopravvivere in un mare che non è più in grado di sostenerli naturalmente».