Un primo esempio pratico può venire dalla posa in mare della fibra ottica, che le nuove tecnologie consentono oggi di realizzare con l’immersione di droni o l’utilizzo di mezzi autonomi di superficie che permettono di ampliare il range di monitoraggio e di trasferire i dati real time alle centrali di elaborazione. Così agisce Deep, primo sistema integrato di droni subacquei, presentato da Fincantieri lo scorso ottobre nel Centro di Supporto e Sperimentazione navale della Spezia.
Tecnologie che non rappresentano più singole applicazioni sperimentali, ma si inseriscono in una visione industriale più ampia della dimensione subacquea, che proprio dodici mesi fa ha portato Fincantieri a dare vita al proprio polo tecnologico dedicato all’underwater, con l’obiettivo di mettere a sistema competenze, tecnologie e capacità industriali sviluppate storicamente in ambito difesa — dai sommergibili ai sistemi di comunicazione, dai sonar ai siluri — e di estenderne l’applicazione ai settori civili, in una logica duale.
Una strategia orientata a presidiare l’intera catena del valore attraverso un modello di crescita fondato su integrazione, partnership e acquisizioni mirate che – come sottolineato di recente dall’amministratore delegato e direttore generale del gruppo, Pierroberto Folgiero – non cambino la forma della società ma accelerino ulteriormente l’espansione di questo segmento. I risultati del gruppo industriale nel segmento underwater per il 2025 parlano di 600 milioni di ordini acquisiti, ricavi a 662 milioni di euro, in crescita dell’88,2% rispetto al 2024, Ebitda a 117 milioni di euro, quasi raddoppiati rispetto ai 65 dell’anno precedente, con margini a 17,6%. La previsione è che i ricavi di settore incideranno per l’8% del totale nel 2030, da poco più del 5 del 2025.








