HomeMilanoCronacaI migranti: "Via Corelli era un inferno, il cibo pieno di vermi""Docce rotte o freddissime, spesso niente riscaldamento, tutto sporco a terra, gente che si tagliava con le lamette o...Non era un centro di prima accoglienza, ma un lager dove gli uomini gestiti dalla società Martinina erano tenuti in condizioni disumaneRicevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguici"Docce rotte o freddissime, spesso niente riscaldamento, tutto sporco a terra, gente che si tagliava con le lamette o che provava a impiccarsi e un business di farmaci, là tutti li prendevano quei farmaci per malati psichiatrici". Erano le condizioni da "girone infernale o da lager" del Centro di permanenza per i rimpatri di via Corelli, almeno nel 2022, per come descritte da alcuni migranti, ex "trattenuti" e testimoni nel processo milanese scaturito dall’inchiesta del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf e dei pm Giovanna Cavalleri e Paolo Storari.
L’indagine aveva portato anche, il 13 dicembre 2023, al sequestro del ramo di azienda della Martinina, la società che gestiva il Cpr sulla base di un bando dell’epoca della Prefettura e finita in amministrazione giudiziaria. Lo scorso dicembre, ha patteggiato 2 anni e 3 mesi Alessandro Forlenza, ex amministratore di fatto di Martinina srl, società che gestiva il Centro e finita al centro delle indagini per frode in pubbliche forniture e turbativa d’asta, che aveva documentato le condizioni "disumane" e "infernali" in cui erano trattenuti i migranti. Patteggiamento ratificato dal giudice Franco Cantù Rajnoldi, così come quello di Martinina ad una sanzione pecuniaria di 30mila euro, più un’interdittiva dall’esercizio di impresa per un anno e 8 mesi. A processo, davanti alla giudice della decima penale Giovanna Taricco, è rimasta la madre di Forlenza, Consiglia Caruso, che risultava amministratrice di Martinina. Nel procedimento sono parti civili quattro migranti e alcune associazioni, tra cui Naga, BeFree, Asgi e Arci. Tra i legali di parte civile gli avvocati Eugenio Losco, Maria Pia Cecere, Carla Quinto, Enrico Belloli e Francesco Romeo.








