«È finita l’epoca del dirigismo economico, da decenni». Tradotto: sono ormai lontani i tempi in cui lo Stato interveniva direttamente sull’economia, «figurarsi una Regione», chiosa Alberto Stefani. «Quello che possiamo fare, però, è affrontare insieme le grandi sfide che ci pongono le nostre imprese. A partire da casa, welfare aziendale, investimenti in innovazione. Proprio come abbiamo iniziato a fare nei primi mesi del 2026». Risponde così, il governatore del Veneto, al presidente della regionale di Confindustria, Raffaele Boscaini. Il quale, dopo la doccia fredda di Bankitalia sull’economia della regione (la locomotiva veneta è quasi ferma), aveva chiamato in causa proprio palazzo Balbi: «Sono passati quasi 200 giorni dall’inizio del mandato - aveva detto - e i numeri impietosi che ci vengono mostrati impongono di mettere mano alle strategie di sviluppo».

Presidente, il Veneto è ancora locomotiva del Paese? «Il Veneto ha le caratteristiche per continuare ad essere la locomotiva del Paese. Ma sta vivendo una fase di transizione, come indicano i dati di Bankitalia relativi al 2025 che, tra l’altro, consolidano il trend degli ultimi anni. Per questo, dobbiamo dare risposte di sistema a temi cruciali, a partire da innovazione e sviluppo economico».Boscaini chiama in causa la Regione, se la locomotiva del Veneto è quasi ferma. Trova che la critica sia ingenerosa? «Ci siamo sentiti questa mattina (ieri, ndr), abbiamo un rapporto istituzionale e personale, e so che il tema da lui sollevato riguarda la regione intesa come realtà territoriale e produttiva». A chi spetta il primo passo? «Non siamo nell’epoca del dirigismo economico, possiamo però fare squadra sui grandi temi che richiedono un cambiamento. Abbiamo già cominciato a farlo, subito, dal 2026».Confindustria Veneto invoca un “Piano regionale di sviluppo”. Lo farete? «All’interno dei tavoli già aperti, dove Confindustria è presente, prenderemo le decisioni opportune, guardano al futuro. L’assessore Massimo Bitonci (allo sviluppo economico, ndr) è in prima linea. E ci faremo trovare pronti per la prossima fase dei fondi europei, che si aprirà nel 2028».Da dove partire? «Sulla base dei dati relativi al 2025, dobbiamo fare una valutazioni d’insieme, anche per quanto riguarda la Regione che, ricordo, ha una competenza parziale sul tema dell’impresa. Quindi accompagneremo i processi industriali, continuando il lavoro sulla sburocratizzazione e agevolando le scelte strategiche».Quali sono? «Penso al deposito di terre rare a Marghera e alla possibilità costruire una filiera per la raffinazione delle materie critiche. Poi ci batteremo per promuovere l’infrastrutturazione del territorio. È chiaro che si parla di un piano pluriennale e condiviso. La Regione, da sola, non può cambiare il mondo, il sistema invece può farlo». L’industria, per innovare davvero, ha bisogno di menti fresche... «Ricerca, innovazione, università oggi dialogano più di un tempo, e questo segna un importante cambio di mentalità, ma rimane ancora molta strada da fare». E per le filiere? «Rafforzeremo le nostre 22 Rir (le Reti innovative regionali, ndr), inoltre stiamo mappando i settori strategici per attrarre investimenti. Indispensabili anche le aggregazioni d’impresa».L’altro ieri, ha incontrato il presidente di Confindustria nazionale, Emanuele Orsini. Cosa vi siete detti? «Abbiamo avuto un colloquio privato, tra i punti anche la necessità di sviluppare piani di investimento al passo coi tempi, guardando ai fattori di attrattività. Chi pensa che ai giovani importi esclusivamente dello stipendio commette un errore. Contano molto anche piani di welfare e spinta all’innovazione». La coperta è sempre più corta. Se fosse necessario tornare all’addizionale Irpef ? «Prima di chiedere un euro ai cittadini, voglio efficientare al massimo la macchina».Cosa aspettarci dalla “svolta” promessa su Veneto Sviluppo? «Deve essere aggiornata, è una società in-house che deve guardare a modelli moderni, come Finlombarda, la finanziaria della Lombardia, che è capace di garantire investimenti al territorio, cosa che oggi Veneto Sviluppo fa solo parzialmente. Tutti temi che sto seguendo direttamente, con l’assessore Bitonci e altre figure».Il presidente è stato nominato, ora manca solo il direttore. «Sceglieremo il migliore profilo possibile».Il Veneto forse ha sbagliato qualcosa, per farsi cogliere così di sorpresa di fronte alla cartina di tornasole di Bankitalia? «Le nostre imprese sono solide, il 90% è in equilibrio finanziario, hanno un ridotto indebitamento e sono ricche di liquidità, cosa che può essere vista negativamente, in quanto indica poca propensione all’investimento, ma rappresenta anche un fattore di forza. Ma mi lasci dire una cosa».Prego... «Questa regione, nella sua storia millenaria, ha saputo trovare soluzioni in un mondo che cambia, saremo in grado di farlo ancora una volta. A una condizione».Quale? «Il Veneto deve imparare a fare squadra».