VENEZIA - Nei giorni scorsi Alberto Stefani l’aveva anticipato al Consiglio generale di Confindustria Vicenza: «Ritengo fondamentale che Veneto Welfare diventi un vero e proprio ente strumentale della Regione, sganciato da Veneto Lavoro». Ieri il governatore l’ha ribadito al Meeting dei Giovani imprenditori del Nordest: «Dobbiamo cominciare a guardare alle sfide del welfare aziendale, Veneto Welfare deve diventare una società strumentale». La prossima settimana il tema entrerà nella seduta di Giunta e sarà l’inizio di un nuovo capitolo per le partecipate regionali, in questa primavera che vedrà spuntare anche una raffica di nomine. «Stiamo lavorando alla legge di riforma di Veneto Sviluppo», ha infatti confermato il leghista, incassando l’applauso all’M9.

Non un luogo qualsiasi. Un paio di settimane prima delle elezioni regionali, nell’incontro con i candidati di centrodestra e di centrosinistra, l’auditorium di Mestre era stato il teatro del clamoroso strappo confindustriale su Veneto Sviluppo con la sua controllata Veneto Innovazione, definita sostanzialmente un carrozzone da Giuseppe Riello, presidente della territoriale di Verona («Andrebbe chiusa e rifatta. Perché? È gestita come tante attività a livello governativo e regionale, per riempire dei posti»). Stefani ha mostrato di voler ricucire quello squarcio: «Noi dobbiamo accompagnare le aziende anche a livello finanziario. Proprio per questo stiamo lavorando a una legge di riforma, idea che è nata proprio in seno al confronto con Confindustria, per rendere Veneto Sviluppo una società finanziaria regionale, capace di strumenti innovativi, di guardare al futuro con coraggio, di essere al passo con i tempi. Perché quando i bandi in favore delle imprese non spendono tutte le risorse a disposizione, non è colpa dell’impresa: probabilmente dobbiamo farci una domanda su come quei bandi vengono scritti e forse sulle politiche che vengono adottate».