VENEZIA - Alberto Stefani l'ha chiamata "Autonomia orizzontale», perché i maggiori poteri a suo dire si possono ottenere «anche senza leggi quadro», magari con un semplice emendamento, come è avvenuto con la riforma della Holding autostradale. Ma è necessaria una pre-condizione: «Fare squadra». «È inutile - ha detto il governatore - parlare qui a Venezia di certi temi se poi a Roma fanno diversamente, quello che ci serve è una filiera istituzionale veneta».

Otto e anni e mezzo dopo il primo voto in aula perché iniziasse la trattativa sull'Autonomia differenziata con il Governo, il consiglio regionale del Veneto è tornato ieri sull'argomento rinnovando il mandato al governatore a proseguire la negoziazione con Roma. Rispetto al 2017, oltre al cambio del presidente, all'epoca Luca Zaia, oggi Alberto Stefani, è cambiato anche lo scenario: si tratta intanto su quattro materie (e non su 23) e ci sono tutti i presupposti per arrivare all'intesa a brevissimo su Protezione civile, Previdenza, Professioni, Salute (anche se poi l'iter non sarà così celere perché è necessario il passaggio in Parlamento). Ma, appunto, è cambiata la prospettiva. E sono cambiati anche gli umori all'interno degli schieramenti: il centrosinistra si è di fatto spaccato perché Alleanza Verdi Sinistra con Carlo Cunegato ed Elena Ostanel non ha condiviso la mozione del dem e speaker della minoranza Giovanni Manildo, benché poi bocciata dal centrodestra, che di fatto dava il via libera alla trattativa sull'Autonomia («Impegna il presidente del Veneto ad avviare una nuova fase e un nuovo percorso per il conseguimento dell'autonomia differenziata, coinvolgendo la rinnovata assemblea legislativa e promuovendo un ampio confronto con la società veneta»). Ma anche all'interno della maggioranza ci sono state voci critiche su questa trattativa con Roma: Alessio Morosin della Liga Veneta Repubblica ha parlato di «Stato sleale» (e FdI con Matteo Baldan non ha gradito), chiedendo ad «Alberto» di porre sul tavolo «una minaccia legale di disobbedienza fiscale». Alla fine è comunque passata la mozione della maggioranza firmata dai capigruppo Barbisan, Borgia, Pressi, Bozza, Brescacin, Morosin e Pasqualon che impegna il governatore a proseguire il percorso negoziale secondo quanto previsto nell'Accordo preliminare firmato lo scorso 18 novembre dall'allora presidente Zaia e dal ministro Calderoli.