HomePratoCronacaColf e badanti nell’ombra, solo una su due è in regola. Cgil, scatta mobilitazioneSettemila lavoratori tra Prato e Pistoia impegnate in case e nell’assistenza: “La difficoltà più grande è trovare famiglie che facciano un contratti regolari”Cgil, Filcams Cgil, Spi Cgil Pistoia Prato hanno affrontato il tema del lavoro precario di colf e badantiRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciPrato, 20 giugno 2026 – Lavoro domestico senza tutele né diritti. Una bomboniera che contiene una candela, ’per accendere la luce dentro le mura domestiche’: è l’immagine più vivida dell’incontro che Cgil, Filcams Cgil, Spi Cgil Pistoia Prato, hanno dedicato, nel pomeriggio, nella Sala Fattori della Camera del Lavoro, al lavoro domestico. Una mobilitazione, voluta dal sindacato nazionale, nella settimana che ricorda la firma, il 16 giugno 2011, della Carta Onu che riconosce, come spiega Caterina Ballanti, segretaria generale Filcams Cgil Prato Pistoia, alle lavoratrici e ai lavoratori domestici (colf, badanti, assistenti familiari), “un trattamento equo, tutele e eguali diritti”.

I numeri e le testimonianze

E così non è. Non è così nei numeri: “su una stima di un 1 milione e 600 mila addetti, solo la metà, 816 mila, sono registrati all’Inps”, avverte Ballanti; non è così nelle testimonianze dirette di chi, come Angela, questo lavoro svolge: “Vengo dal Brasile, da dieci anni più o meno lavoro a Prato, un po’ con il contratto, molte volte senza. La difficoltà più grande è trovare una famiglia che ti faccia un contratto regolare”. Nelle province di Pistoia e Prato sono circa settemila i lavoratori domestici. E per loro la situazione non è diversa dal panorama nazionale. “Il contratto nazionale – dice ancora Ballanti – che pure c’è non basta, c’è bisogno di un intervento legislativo per ridurre questa ampia fascia di lavoro irregolare, per estendere i diritti di questi lavoratori”. Un intervento che aiuti anche le famiglie, per esempio rendendo completamente deducibili o detraibili le spese sostenute per l’assistenza famigliare, “una misura che potrebbe limitare il ricorso a rapporti di lavoro non dichiarati”. A chiedere tra l’altro provvedimenti adeguati non sono solo i sindacati confederali, tutti insieme, ma anche le associazioni datoriali.