Clima, la sfida del futuro

Primo mese a 1 €

Barbara Micheleic, segretaria Filcams

Le Marche, con il 19,4% sul totale dei rapporti di lavoro, detengono il record di contratti intermittenti – i cosiddetti "contratti a chiamata" –, contro il 10% circa della media nazionale. Ciò significa un lavoro meno stabile, meno retribuito, rispetto ai rapporti a tempo determinato e indeterminato. I contratti a chiamata sono anche i più utilizzati per il lavoro stagionale, il quale coinvolge in gran parte giovani e giovanissimi nel mondo degli stabilimenti balneari e della ristorazione. Precarietà, da un lato, utile a imprenditori e lavoratori che ricercano condizioni più elastiche; ma che, dall’altro, dà il là a pratiche di sfruttamento. "Anche nel Fermano, durante la stagione estiva, emergono problematiche di lavoro grigio – spiega Alessandra Marconi, Filcams Cgil Fermo, – per cui, ad esempio, lavoratori firmano contratti a venti ore settimanali ma poi ne svolgono più di quaranta, e dove le ore aggiuntive o non vengono pagate, o vengono pagate in nero". Un fenomeno che coinvolge in particolare il settore degli stabilimenti balneari e della ristorazione lungo la costa: "Solo stamattina – prosegue Marconi – sono venute due persone che lavoravano in un ristorante a Porto San Giorgio dodici ore al giorno tutti i giorni, e il contratto era part time a venti ore settimanali". Ci sono poi altre tipologie di irregolarità: "Assistiamo spesso – racconta Barbara Micheleic, segretaria Filcams –, a rapporti di lavoro intermittenti per cui il datore di lavoro effettua due o tre chiamate al mese nonostante la persona lavori tutti i giorni: e ciò si riflette in una busta paga inferiore a quanto pattuito. Inoltre, dato che il lavoro è stagionale, l’ultima busta paga tante volte non viene elargita. Oltre ad un problema di paga c’è anche, e soprattutto, un problema di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro: non si può lavorare per dodici ore al giorno senza riposo". Ma quante sono le imprese a commettere tali illeciti? "Già da inizio giugno abbiamo la fila di persone che richiedono informazioni sui contratti – spiega Micheleic –. Se dovessimo fare una stima, sono otto su dieci le attività lungo la costa che durante la stagione navigano nell’illecito. E ci sono solo nove ispettori del lavoro per i territorio di Ascoli e Fermo, non bastano per fronteggiare tutte le segnalazioni", afferma il segretario del sindacato Alessandro De Grazia. "È sempre stato così" non è una scusa – chiosa quest’ultimo – perché si tratta di una pratica illegale. Uno dei problemi chiave è quello della destagionalizzazione: se da imprenditore penso di poter vivere tutto l’anno con i proventi di tre mesi, creo per forza le condizioni per lo sfruttamento dei lavoratori". da.mo.