Avviso pubblico è una Associazione che da tre lustri rileva le minacce che arrivano agli amministratori pubblici, ai sindaci in particolare. L’ultimo rapporto del 2025 è stato presentato ieri a Napoli, in Prefettura, dal Prefetto Michele Di Bari. Alla presenza tra gli altri del sottosegretario al Ministero dell’Interno Wanda Ferro. I dati del rapporto disegnano scenari cupi: «I 6025 atti intimidatori censiti sul territorio nazionale dal 2010 al 2025 sono stati registrati sul territorio di 1736 Comuni, il 22% del totale. Oltre un Comune su 3 fra quelli finiti sotto tiro si trova in Campania». Un fenomeno comunque nazionale che vede coinvolti con numeri più piccoli il centro nord con Milano e Roma e altri comuni. «Napoli e Reggio Calabria con 62 Comuni per ciascuna sono le province a far registrare il maggior numero di Comuni colpiti da atti intimidatori». Minacce che arrivano dalle mafie. E spesso questi Comuni vengono sciolti, mentre una intimidazione su 4 arriva da cittadini stanchi della cattiva amministrazione.

Ieri i sindaci - nel cuore di Piazza Plebiscito - con le loro fasce tricolori tirate a lucido si sono fatti una foto dietro lo striscione di “Avviso pubblico” per dire basta alle intimidazioni. Il tema è politico e anche di un sistema di regole che va cambiato come il meccanismo dello scioglimento. Questa è la tesi del sindaco e presidente dell’Anci Gaetano Manfredi. «Per rendere le amministrazioni impermeabili a qualsiasi forma di condizionamento - racconta Manfredi - e di infiltrazione ci vuole una grande solidarietà politica perché i sindaci spesso vengono lasciati soli dalla politica stessa che non difende i sindaci da situazioni di cui, poi alla fine, non hanno responsabilità e non li difende nemmeno dall’opinione pubblica, serve invece coesione istituzionale». A cosa si riferisce il sindaco? «Come Anci abbiamo chiesto la revisione delle norme sullo scioglimento dei Comuni perché fino ad ora si sono concentrate sulla parte politica, che spesso non è la parte debole rispetto all’infiltrazione che, invece, deriva da collusioni e commissioni tra la criminalità e la parte amministrativa e la parte tecnica. Quindi vengono sciolti i Comuni, ma la struttura burocratica che fa da tramite con i clan resta lì e alla fine si riproduce». Ad ascoltarlo c’è il sindaco di Castellammare di Stabia finito nel mirino di chi lo ha sostenuto come il Pd che lo ha mollato a seguito dell’indagine della Commissione di accesso i cui esiti sono all’esame del Prefetto e del Ministero dell’Interno per valutare un eventuale scioglimento per infiltrazioni mafiose. «In me credono i cittadini onesti. Il tema vero è che i territori sono merce di scambio in logiche interne ai partiti in vista delle prossime elezioni per prendere i collegi dove hanno maggiori elettori e questo allontana i cittadini dalla politica». A poche sedie di distanza e in prima fila c’è Nunzio Fragliasso, procuratore di Torre Annunziata che ha competenza su Castellammare, che lo ha «spronato a passare dalle parole ai fatti sul tema delle infiltrazioni». In prima fila anche Aldo Policastro Procuratore generale presso la Corte di Appello di Napoli che analizza così i dati del rapporto.«È necessario - spiega il magistrato - mettere in atto una nuova normativa che riguarda l’assetto amministrativo. Cioè i dirigenti, i responsabili amministrativi che in alcuni casi sono il tramite con i clan locali. Valutando bene quanto la parte tecnica agisca in autonomia e non costituisca un paravento per gli amministratori». Per Policastro «Il nocciolo della questione è la selezione della classe politica che è rimessa ai gruppi politici e che è assolutamente poco attenta. Non so quanto venga assorbita dalla necessità del consenso e talora si chiude un occhio perché rispetto a chi porta tanti voti si è più superficiali nei controlli». Per il Procuratore i dati del rapporto rappresentano «un fenomeno essenzialmente italiano. A livello europeo ci sono episodi assolutamente marginali». Mentre «Napoli e la Campania sono molto esposte e questo indica una fragilità del tessuto democratico, e della vigilanza».