Pubblicato il: 22/05/2026 – 16:12
di Mariateresa Ripolo
ROMA La necessità di nuovi strumenti per difendersi dalla ferocia con cui la criminalità organizzata tenta di appropriarsi di spazi negli enti pubblici. La strategia è quella della violenza e delle intimidazioni che ogni anno colpiscono decine di amministratori e imprenditori. Da 14 enti a 623: in trent’anni Avviso Pubblico è riuscito a crescere e a guadagnarsi la fiducia delle istituzioni locali e dei cittadini, diventando un baluardo imprescindibile nella lotta alle mafie. Un traguardo storico che è stato celebrato nella prestigiosa cornice della Sala Protomoteca del Campidoglio a Roma.L’evento ha offerto l’occasione per fare il punto su tre decenni di impegno civile e per analizzare le profonde mutazioni che hanno caratterizzato le organizzazioni criminali: emerge infatti la consapevolezza che la sfida odierna richiede un cambio di passo culturale e investigativo, poiché il volto della criminalità si è fatto più silenzioso ma non per questo meno pervasivo.
«La ‘ndrangheta più forte di 30 anni fa»
A tracciare il bilancio di questo lungo percorso e a indicare le priorità per il futuro è lo stesso presidente di Avviso Pubblico, Roberto Montà, che ai nostri microfoni evidenzia la straordinaria evoluzione della rete istituzionale: «Avviso Pubblico celebra 30 anni, da 14 enti siamo arrivati a 623, un percorso di crescita che vede la presenza di amministrazioni di tutta Italia, di tutte le appartenenze, impegnati concretamente ogni giorno contro mafia e corruzione, ma sapendo che il fenomeno criminale mafioso è molto cambiato e c’è bisogno di uno sguardo nuovo, di formazione di amministratori e dirigenti pubblici, della capacità di prevenire dal punto di vista economico e sociale una presenza criminale che fa meno paura perché ci sono meno omicidi che in passato». Secondo Montà i dati sono allarmanti: «Da un punto di vista della presenza criminale che vede, rispetto 30 anni fa, la ‘ndrangheta molto più forte e capace di incidere rispetto a Cosa Nostra. Emergono mafie locali e mafie straniere, rileviamo una capacità da parte loro di fare sistema di allenaze, ce lo insegna il processo “Hydra” a Milano, e dall’altra parte abbiamo 217 miliardi di euro di economia sommersa, il 10% del Pil, più del Pnrr che vanno sostanzialmente a rappresentare il ticket dell’illegalità e del malaffare. Noi dobbiamo agire lì per recuperare risorse, per frenare le attività illecite, per tutelare le imprese oneste e soprattutto per restituire servizi ai cittadini, che è la funzione per cui gli enti locali sono costituzionalmente presenti».










