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Un'analisi profonda, che attraversa anni di storia criminale per arrivare alle sfide del presente, tra cui la gestione del Giubileo e il controllo capillare delle periferie. Il questore di Roma, Roberto Massucci, intervenendo in commissione Antimafia, ha delineato un quadro di una città dove le organizzazioni criminali non si combattono, ma convivono per massimizzare i profitti. Secondo Massucci, è necessario "tenere le cosiddette antenne di controllo particolarmente elevate" per intercettare le infiltrazioni nel tessuto economico. L'obiettivo è chiaro: opporre il controllo dello Stato a quello dell'antistato attraverso una costante "penetrazione informativa" garantita dai 50 commissariati della provincia.Le piazze del narcotrafficoIl cuore pulsante del crimine romano batte nelle piazze di spaccio, alimentate da una domanda di stupefacenti definita dal Questore come "sempre più crescente". Massucci non ha usato mezzi termini descrivendo la realtà delle periferie: "Abbiamo quella che viene definita la piazza di spaccio più grande d'Europa che è quella di Tor Bella Monaca. A monte dell'azione di spaccio c'è un movimento criminale che può contare su un grande flusso di denaro".Ma il fenomeno non si ferma qui, toccando con forza aree come il Quarticciolo e San Basilio. In questo scenario, emerge il ruolo dominante della criminalità albanese, che Massucci indica come egemone nel "controllo dello spaccio di stupefacenti" e capace di gestire i grandi flussi di cocaina in collaborazione con la 'ndrangheta. Il Questore ha sottolineato come dietro questi spacciatori di strada ci sia un movimento criminale capace di muovere "grandi flussi di denaro", spesso reinvestiti all'estero, come nell'edilizia in Albania.Droni, appostamenti e migliaia di euro spesi per uccidere il 'Barba'. La guerra silenziosa per prendersi RomaLa mafia degli affariIl denaro sporco del pizzo e della droga trova una via di fuga nell'economia legale attraverso quella che Massucci definisce una vera e propria "mafia degli affari". Il meccanismo è collaudato: l'utilizzo di "teste di legno", ovvero "intermediari che possono essere considerati, tra virgolette, puliti che divengono il ponte di accesso ad una legalizzazione dei proventi illeciti". Questo sistema ha radici storiche, come dimostrato dall'operazione 'Nuova Alba' ad Ostia, dove organizzazioni autoctone avevano preso il controllo degli stabilimenti balneari con metodi mafiosi.Più recentemente, la strategia ha colpito duramente i clan. "Nel 2025 è stata eseguita una misura patrimoniale nel X Municipio nei confronti del clan degli Alvaro, per un valore di 5 milioni di euro. Tra i beni sequestrati vi sono 3 società attive nel settore della ristorazione. Un altro ingente sequestro è stato disposto nei confronti del clan dei Casamonica per un valore di 3,5 milioni di euro. E ancora: un sequestro preventivo di 5 milioni di euro è stato disposto a carico del clan Morando di matrice 'ndranghetista di San Basilio, tra i beni sequestrati bar e ristorazione".Poi Massucci, prendendo come riferimento i quasi tre anni trascorsi come questore nella Capitale, ha aggiunto che "sono stati effettuati sequestri patrimoniali per un valore di 23 milioni di euro, che hanno portato all'esecuzione di 98 provvedimenti di sorveglianza speciale e a 47 interdittive antimafia". E poi ha aggiunto ancora: "sono diverse le patrimoniali portate a giudizio positivo dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Roma, si tratta di uno strumento particolarmente efficace perché aggredisce il meccanismo di sostegno alle attività criminali".Il "rispetto territoriale"A Roma non vige la legge della guerra aperta, ma quella del profitto condiviso. Massucci ha spiegato che nella Capitale è storicamente radicato un principio di "rispetto territoriale" tra le diverse organizzazioni. Riprendendo le dinamiche che furono della Banda della Magliana, il Questore ha descritto una sorta di spartizione rionale: "Fin qui arrivo io, dopodiché parti tu".Questa tacita intesa permette a gruppi di diversa matrice di operare senza conflitti sanguinosi: "Non ci andiamo a calpestare i piedi l'uno con l'altro perché ognuno si trae il proprio profitto sul territorio che controlla". È una cultura criminale "rionale" tipicamente romana che, secondo Massucci, ha garantito per anni la stabilità degli affari illeciti.Allo stadio la "gente vuole drogarsi". Così Ciccillo ha trasformato la curva Sud nella "sua" piazza di spaccioIl caso DiabolikL'audizione ha toccato anche i temi caldi del tifo organizzato e dell'omicidio di Fabrizio Piscitelli, noto come 'Diabolik'. Nonostante la recente assoluzione di Raul Esteban Calderon, che Massucci ammette "cambia il quadro investigativo", resta ferma l'analisi sul contesto in cui l'ex leader della curva nord della Lazio operava: "Non è ancora scritta la parola fine su questo processo, perché forse ci sono anche degli ulteriori sviluppi. Sicuramente un'assoluzione per non aver commesso il fatto cambia il quadro investigativo, nel senso che va a definire un'esigenza di ricerca, se non ci fossero anche altre ulteriori possibilità che vanno esplorate".Per il questore, però, "cambia poco il meccanismo che era di un'azione criminale che poi si intercettava anche con derive di estremismo politico che caratterizzavano quella curva di Piscitelli che utilizzava lo strumento anche della violenza quando era necessario per rafforzare ulteriormente la capacità di controllo del territorio che non deve lasciarci tranquilli neanche oggi, perché quelle dinamiche sono sempre possibili". Un segnale d'allarme arriva anche dalla curva Sud della Roma, dove l'operazione sul gruppo 'Quadrato' ha svelato "segnali di vicinanza al clan Senese" legati al narcotraffico. Sebbene Massucci abbia rivendicato con orgoglio un campionato a "incidenti zero", ha ribadito che la guardia resta altissima contro chi usa lo stadio come base per l'illegalità.







