di

Rinaldo Frignani

Secondo i vertici della Direzione centrale per i servizi antidroga, sebbene le organizzazioni criminali nella Capitale cerchino di essere invisibili, non sono mancati sanguinosi regolamenti di conti

Uno scenario in evoluzione con piazze che con il passare dei mesi hanno preso il sopravvento, come quella del Quarticciolo, con le bande di pusher che addirittura hanno cercato di prendere il controllo «militare» del territorio e di sfidare le forze dell’ordine arrivando più volte ad aggredire le pattuglie. Traffico e spaccio di droga nella Capitale rappresentano ancora i reati più frequenti e sempre di più il business più seguito dai clan criminali, in molti casi collegati a quelli della malavita organizzata, italiana e straniera.

Anche se, nonostante «una convivenza tra diverse forme di criminalità il più delle volte svolta in forma pacifica, frutto di modalità operative che prediligevano l’invisibilità per favorire i ritorni in termini economici», sottolineano gli esperti della Direzione centrale per i servizi antidroga, «non sono mancati anche fatti di sangue riguardanti affiliati, ritenuti responsabili di aver violato i codici del clan». Tanto che nel 2024 a Roma «si sono registrati episodi cruenti che hanno avuto come sfondo la gestione del proficuo mercato della droga spacciata nelle piazze e nei locali della movida romana».