Chi comincia? Abbiamo già iniziato. C’è già chi lotta, in ogni angolo del mondo, chi si organizza e chi insorge, chi insegue un «violento desiderio di gioia». Pratiche e voci spesso però sommerse dal «violento desiderio di morte» del potere. Per ritrovarle, bisogna cambiare il punto di vista. Abbandonare la terra e prendere il largo, immaginare dal margine, «sotto la bandiera di un teschio che balla». È ondoso il movimento di aka Jolly Roger, il testo di Bruna Bonanno vincitore del bando Drammaturgia under 30 di Biennale College. Come di consueto ne è stata presentata a Venezia una «mise en lecture», una piccola produzione che prevede la scelta di altri artisti per la regia, in questo caso la compagnia Motus. Quella a cui assistiamo in una sala della Piazza d’armi all’Arsenale non è però una lettura ma un lavoro già strutturato, pieno di spunti nati da un incontro artistico proficuo.
Le idee sceniche della compagnia riminese, in continuità con l’ultimo lavoro Frankenstein (history of hate) – a partire dalla scelta dei (molto bravi) giovani interpreti Tomiwa Samson Segun Aina, Nico Guerzoni e Laura Taddeo, ma anche dalla creatura «danzante» Enrico Casagrande – si esaltano nella radicalità delle riflessioni di Bonanno, studiosa catanese classe 1997 con background internazionale, interessata a indagare storicamente l’esistenza fuorilegge della pirateria. Un’affinità che si esprime anche nella necessità di una pluralità dell’enunciazione, che problematizzi il nome proprio e il culto dell’autore a favore di un’orizzontalità abitata da molteplicità. È una delle chiavi di aka Jolly Roger, a partire proprio da quella particella, aka, spesso ripetuta. È un modo per sottolineare le numerose identità di ognuno e ognuna – c’è sempre un altro, un eteronimo, perché quello che ha parlato prima “non ero io” – ma anche un espediente per spiegarsi, per aggiungere, per moltiplicare.










