È stata trasmessa finalmente al Parlamento la prima relazione dell’attuale Garante nazionale delle persone private di libertà, ma con dati vecchi ormai di un anno e mezzo, che si limitano a fotografare la condizione delle carceri di fine 2024 (nel frattempo molto è cambiato e il numero di detenuti è aumentato di quasi 4 mila unità).

Talmente vecchi che, come conferma al manifesto lo stesso presidente del collegio Turrini Vita, non vi sarà alcuna presentazione pubblica del report. Eppure la relazione è stata presentata come «riferita al 2024 e integrata dai dati del 2025» malgrado nelle 267 pagine vi sia una sola tabella con alcuni dati più recenti.

«Arriveranno», promette il collegio che assicura: «Dopo l’estate uscirà un rapporto specifico sul 2025 che andrà a integrare la parte mancante», in modo da rispettare la legge istitutiva del Gnpl che pretende l’annualità dei resoconti. Nel corso del 2024, si legge nel documento, il Gnpl «ha effettuato 90 visite in 68 strutture, di cui 56 istituti penitenziari» e «ha gestito complessivamente 358 tra reclami e segnalazioni».

Un’attività che ha fruttato molto in termini di relazioni istituzionali, poco dal punto di vista della tutela dei detenuti. Come ammette la stessa relazione, infatti, tutte le analisi sono ottenute attraverso l’elaborazione dei soli dati forniti dal Dap. Non proprio ciò che si ci aspetta da una autorità indipendente.