Che Israele facesse di tutto per far saltare l’accordo tra Iran e Stati uniti era una previsione ovvia, al limite della banalità. Ma se il «king» Trump andrà oltre uno scontro personale del «no fucking judgment» con Bibi Netanyahu rimane ancora un’incognita. La sfida è in corso e altre scene devono essere viste. Ma, gli osservatori avvertono, chi aspetta la resa dell’ultradestra israeliana alla prima pressione molto probabilmente rimarrà deluso.

Il piano israeliano sembra chiaro: rendere la situazione in Libano così critica e insostenibile che l’ala ultraconservatrice e quella militare più intransigente dell’Iran non riescano più a tollerarla e finiscano per far saltare l’intero accordo. Ma anche se l’Iran decidesse di ignorare gli attacchi e non reagire, Israele otterrebbe comunque il suo obiettivo di mano libera in Libano.

GLI ISRAELIANI continuano a colpire il Libano meridionale. Solo ieri sono stati colpiti 80 obiettivi tra Nabatieh, uno dei principali centri urbani del sud, e la Valle della Beka’a, provocando 47 vittime. Il portavoce del ministero degli esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha sottolineato la responsabilità diretta degli Stati uniti, richiamando il primo articolo del Memorandum d’intesa sulla fine della guerra che prevede esplicitamente la cessazione delle ostilità in Libano.