«Sino a quando sarò primo ministro di Israele, l’Iran non avrà armi nucleari» e «su questo punto vi è pieno accordo tra il presidente Trump e me». Benyamin Netanyahu ieri si mostrava come un protagonista a distanza dell’accordo che Usa e Iran potrebbero firmare nei prossimi giorni, stando alle dichiarazioni del tycoon che, come sempre, suscitano dubbi e interrogativi. Per il premier israeliano apparire in piena sintonia con la Casa Bianca è fondamentale in questa fase, alla luce di sondaggi elettorali che, riguardo alle preferenze degli israeliani, lo danno dietro al suo principale rivale, l’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot.

«Da oltre 30 anni sono in prima linea nella lotta internazionale contro il programma nucleare iraniano. Se non fosse stato per questa lotta, l’Iran avrebbe già da tempo bombe atomiche con cui distruggere Israele», ha affermato nel comunicato diffuso dal suo ufficio. Non ha ingannato nessuno. In quelle dichiarazioni è stato facile leggere il tentativo disperato di presentare la potenziale intesa con l’Iran come un risultato positivo per Israele. In realtà, essa non realizza gli obiettivi annunciati da Netanyahu e Trump quando, lo scorso 28 febbraio, nel pieno di una trattativa in corso, hanno lanciato un potente attacco a sorpresa contro Teheran per costringerla a una rapida resa, mai avvenuta. Senza contare le ore in cui il leader del governo israeliano è stato tenuto all’oscuro dagli Usa dei dettagli dell’accordo in via di definizione.