Il premier israeliano prova a parare gli attacchi di opposizioni e alleati per l'accordo siglato sopra la testa di Israele. «Con me mai un Iran nucleare»

«Ho combattuto per tutta la vita perché l’Iran non abbia l’arma nucleare, posso dire che è stata la missione della vita. E vi assicuro che non succederà, né oggi, né domani, né sino a quando sarò a capo del governo di questo Paese». Benjamin Netanyahu è sotto assedio in Israele da quando si è materializzato l’accordo Usa-Iran per mettere definitivamente fine alla guerra iniziata lo scorso 28 febbraio. Tanto plateale era stata l’unità con cui avevano lanciato l’attacco a sorpresa tre mesi e mezzo fa quanto lo è la distanza tra i due oggi. Trump ha chiamato Netanyahu in questi giorni per tenerlo informato sugli sviluppi certo. Ma nulla più. L’accordo passa sopra la testa di Israele, che lo considera insoddisfacente, e ribadisce di volersi tenere le mani libere in Libano. Le opposizioni attaccano ferocemente Netanyahu, ma pure tra i partiti di governo si levano proteste e mugugni. Così a sera il premier più longevo decide di metterci la faccia e va in tv per difendere la sua posizione. A fatica.

Il bilancio della guerra e le divergenze Usa-Israele