Uno dei leit motiv della politica è il recupero di efficienza in modo da facilitare la competitività del sistema produttivo. Ma alle tante parole sono seguiti negli anni assai pochi fatti.

Molte sono le colpe di una regolamentazione spesso astrusa e dispendiosa, quindi di una burocrazia che ostacola. Eppure basterebbe passare dalla teoria e dagli slogan ai provvedimenti concreti, in grado di sciogliere i nodi che rallentano le attività. Tra di essi ci sono quelli attesi ma mai realizzati sulla lentezza delle procedure esecutive immobiliari, ciò che ingessa un comparto vitale dell’economia.

Datasinc, società specializzata nella raccolta e analisi dei dati immobiliari, ha rilevato che la durata media stimata dei procedimenti civili in questa materia, nel 2025, si attesta intorno ai 2.139 giorni, pari a quasi 5 anni e 10 mesi e commenta: «Un immobile pignorato che resta bloccato per anni all’interno di una procedura giudiziaria è una casa sottratta al mercato, un capitale immobilizzato per il sistema bancario e un costo che, indirettamente, ricade su chi oggi prova ad acquistare un’abitazione».

I tempi della giustizia civile incidono sul funzionamento del mercato immobiliare e sul credito alle famiglie. Nel tribunale di Milano vi sono 2.209 fascicoli pendenti, in quello di Roma 1.699. È una situazione sconfortante, mentre rendere più efficiente la giustizia civile sarebbe essenziale per un mercato immobiliare più equo, trasparente e accessibile, quindi per una società che vuole svilupparsi. Le dimensioni del comparto sono rilevanti, il valore del patrimonio abitativo supera i 5mila miliardi, lo scorso anno ci sono state compravendite di abitazioni per 135 miliardi, si calcola che il numero dei contratti sarebbe stato superiore del 20% se non vi fosse lo stallo del non funzionamento della giustizia, che incide fortemente anche sulla carenza degli immobili in locazione.