La Fiom, per esempio. Eccola plasticamente la differenza tra il centrosinistra del passato (vedi Renzi), e quello di oggi. Schlein, Conte e Fratoianni si vedono a Bologna, piazza Lucio Dalla, per la festa dei 125 anni delle tute blu della Cgil, tra un tripudio di magliette rosse, delegati e militanti che, come ricorda il segretario Michele De Palma, non ne vogliono più sapere di una coalizione progressista che «inseguiva Marchionne e andava contro i lavoratori».

Fratoianni dal palco grida «Mai più Jobs Act» tra gli applausi, Schlein fa autocritica per «gli errori del Pd sul lavoro». «Mai più parole d’ordine come flessibilità», insiste il leader di Si, che cita i 13 milioni di elettori ai referendum del 2025 della Cgil per dire che quello è lo zoccolo duro degli italiani a cui bisogna dare risposte, «disboscando la giungla della precarietà». Schlein lo dice apertamente: «Mi sono candidata alla guida del Pd per ricucire, umilmente, il rapporto col mondo del lavoro, tornare nelle fabbriche».

DOPO LA FOTO NELL’OSTERIA romana del 16 giugno, la prima iniziativa dei leader del centrosinistra è dedicata al lavoro, in un terreno non certo neutro come la Fiom. «Pacta sunt servanda», ammonisce De Palma, «mai più promesse ai lavoratori che poi non vengono mantenute». Quando il moderatore Marco Damilano chiede ai leader se la foto della coalizione va allargata a Renzi, dalla platea parte un coro di «Buuuuuu»». Conte gongola: «Chi sono io per aggiungere altro?». Poi elenca tutti gli altri protagonisti del centro, da Magi al civico Onorato al socialista Maraio, per dire che allargare va bene, ma insomma. «Ogni giorno devo rispondere tre volte ai giornalisti su Renzi, ormai è come prendere una medicina», ironizza. «La cosa fondamentale è allargare alla società, a chi non vota. Serve una quarta gamba di centro? Sì, ma non bisogna pensare sempre e solo a chi ha la più alta esposizione mediatica». E cioè il fiorentino. «Non siamo settari e no vogliamo coltivare alcuna autosufficienza», gli fa eco Fratoianni. «Giusto discutere con tutti quelli che vogliono costruire l’alternativa alla destra, ma dobbiamo avere un progetto ambizioso: no al riarmo, sì a più diritti lgbt, compreso il matrimonio egualitario, dobbiamo essere molto chiari sulla direzione di marcia, spiegare che se vinciamo no cambia tutto».