La grande offensiva contro i riformisti va avanti senza posa. Sembrerebbe un titolo da anni Venti del Novecento; invece, va bene per gli anni Venti del Duemila. Elly Schlein non vuole buttare fuori Matteo Renzi, ma perlomeno subisce il no di Giuseppe Conte ad associare organicamente il leader di Italia Viva all’alleanza. La temperatura polemica sul ruolo di Renzi si sta alzando pericolosamente e, se continua così, tutto diventa possibile. Più in generale, nel Partito Democratico sta salendo, incontenibile, un’onda antiriformista. Ogni occasione è buona. In particolare, quando cade un leader riformista come Keir Starmer, considerato a sinistra uno che ha fatto la politica della destra. Esattamente ciò di cui erano accusati Filippo Turati e Giacomo Matteotti.

Ecco qua: «Il Labour a guida Starmer si arrende a causa di un’ulteriore distanza messa tra i socialisti inglesi e il sogno europeo: la promessa di pace, la solidarietà tra i popoli, un’economia davvero redistributiva. Starmer ha creduto di poter prosciugare l’acqua che alimenta l’estrema destra nuotando in quello stesso fango, provando a limitare i danni anziché scartare, interpretando una vera alternativa».

Così ha parlato Marta Bonafoni, vicinissima alla leader del Pd, tanto da essere accreditata come sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio del possibile governo Schlein, emettendo la sentenza di condanna: Starmer ha perso perché ha nuotato nello stesso fango della destra. Il popolo non perdona (Starmer ha perso una dura lotta interna, non le elezioni, ndr), ora spazio alla sinistra vera (Andy Burnham), il quale è stato anche seguace di Tony Blair e Gordon Brown. Ma il cambiamento promesso da Burnham – ha fatto notare Filippo Sensi – sarà possibile «solo se costruito su quanto Starmer ha portato avanti in questi due anni e non contro: penso ad esempio alla collaborazione crescente con l’Europa e alla posizione ferma sull’Ucraina».