Uno smartphone medio, nell'arco di sei anni, può costare alle famiglie italiane fino a 3.834 euro se sostituito ogni anno con un modello nuovo — oppure appena 959 se gestito in modo circolare. La differenza non è una questione di stile di vita, ma di sistema. Lo certifica uno studio appena pubblicato dall'istituto di ricerca Fraunhofer Austria, commissionato da refurbed, il marketplace di prodotti ricondizionati fondato a Vienna nel 2017 che oggi opera in 24 paesi, conta oltre 65.000 prodotti a catalogo e ha appena superato i 3 miliardi di euro di volume d’affari cumulativo. In Italia, dove ha già generato 190 milioni di fatturato e venduto mezzo milione di prodotti, refurbed punta a diventare la prima destinazione a cui i consumatori si rivolgono prima di comprare qualcosa di nuovo. Il co-fondatore Kilian Kaminski non usa giri di parole: «L'Europa sta monitorando meticolosamente i parametri sbagliati, e poi si meraviglia se i risultati reali non cambiano».
Lo studio Fraunhofer dimostra che uno smartphone circolare costa fino al 76% in meno rispetto al modello lineare usa-e-getta. Eppure la narrazione dominante è ancora "il ricondizionato è rischioso". Come si rompe questo schema?
Con i dati, prima di tutto. Quando mostri a qualcuno che sostituire il telefono ogni anno costa quasi 4.000 euro in sei anni — contro meno di mille con un approccio circolare — la conversazione cambia. Il nostro studio ha analizzato tre scenari reali: il modello compulsivo, quello tipico italiano (telefono usato tre anni poi dimenticato in un cassetto), e quello circolare. La differenza nei costi è enorme, ma lo è anche quella ambientale: il modello circolare produce 83 kg di CO₂ contro i 684 del modello lineare più estremo. Per l'iPhone 15, ad esempio, la versione ricondizionata sul nostro marketplace è risultata mediamente il 46% più economica rispetto al nuovo, con l'84% di emissioni in meno. Non è più una questione ideologica: è convenienza concreta.








