I consumi delle famiglie italiane si spostano verso servizi ed esperienze: un passaggio concreto per ripensare sprechi e abitudini quotidiane

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Dalla dispensa ai serviziIl possesso perde centralitàLa condivisione parte dal bilancioMeno roba, più vita

Una casa piena di cose racconta molto, anche quando resta in silenzio. Armadi gonfi, cassetti che fanno resistenza, elettrodomestici comprati con l’idea di usarli sempre e poi finiti nell’angolo delle buone intenzioni. Per decenni il benessere è passato anche da lì: possedere, riempire, sostituire, mostrare. Prima il frigorifero, poi la lavatrice, poi il televisore, poi l’automobile, poi il telefono, poi tutto il resto. Ogni oggetto nuovo sembrava un gradino salito nella scala della sicurezza familiare.

Adesso, però, dentro i bilanci delle famiglie italiane si vede un movimento meno rumoroso. Negli ultimi trent’anni l’acquisto di servizi ha assunto un ruolo centrale e oggi assorbe circa metà della spesa mensile, la stessa quota che settant’anni fa veniva destinata ad alimentari, bevande e tabacchi. È un dato asciutto, quasi contabile, eppure apre una crepa interessante nel modo in cui immaginiamo i consumi sostenibili. Perché una società che spende meno per accumulare oggetti e più per usare, accedere, muoversi, curarsi, imparare, condividere o fare esperienza può diventare anche una società più leggera. A patto di scegliere bene dove va quella spesa.