HomeEconomiaL’economia del non-acquisto: il paradosso dei brand che pagano per consumare menoIl trend dell’Underconsumption Core e del de-influencing: ecco come il marketing si sta adattando alla rivolta contro lo shopping compulsivo. Dietro c’è l'inflazione post-pandemica che ha eroso il potere d'acquisto dei consumatori più giovaniShopping online (Getty Images/iStockphoto)Ricevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciPer decenni, il successo delle piattaforme social e delle strategie di retail si è basato sulla cultura dell'eccesso. I video di “haul” (dove influencer mostravano pacchi colmi di vestiti acquistati su siti di fast fashion) e l'unboxing selvaggio hanno dominato gli algoritmi. Di recente si è assistito a un'inversione di tendenza radicale. I consumatori, stremati dall'inflazione e guidati da una nuova consapevolezza ambientale, hanno dato vita a un movimento antitetico: l'Underconsumption Core (l'estetica del sotto-consumo). Il trend, esploso sui social e capace di generare centinaia di milioni di visualizzazioni, celebra la sobrietà non come una privazione, ma come una scelta di stile e di libertà finanziaria.
I video più virali non mostrano più armadi straripanti o collezioni infinite di cosmetici, bensì scarpe consumate e riparate dal calzolaio, flaconi di shampoo utilizzati fino all'ultima goccia, arredamento di seconda mano e guardaroba capsula composti da pochissimi pezzi. Si tratta dell'evoluzione finanziaria del "de-influencing", la tendenza dei creator a spiegare ai propri follower quali prodotti non comprare perché inutili o eccessivamente costosi.






