L’autorevole rivista scientifica britannica Lancet ha scritto nel suo numero di maggio che 14 milioni di persone, compresi 4,5 milioni di bambini sotto i 5 anni, moriranno entro il 2030 a causa dello smantellamento di UsAid (United States Agency for International Development), voluto da Donald Trump nella sua furia iconoclasta nazionalista e razzista. «È l’aspetto più inquietante e più straziante delle politiche americane, né più né meno delle tante guerre che Trump continua ad animare», ha commentato Paul Krugman, l’economista premio Nobel che per 25 anni ha mantenuto sul New York Times una rubrica intitolata “The conscience of a liberal” prima di essere costretto a chiuderla perché perfino sul glorioso quotidiano newyorkese (come sulle tre tv più famose Abc, Nbc e Cbs) si è fatto sentire il peso ricattatorio dell’attuale amministrazione.UsAid era l’agenzia che distribuiva gli aiuti ai Paesi meno fortunati del Pianeta. Il disastro della sua chiusura si avvertirà per generazioni. «L’intervento è stato drastico e brutale: 70 miliardi di dollari di aiuti umanitari, 19.100 progetti in corso dalla scuola alla distribuzione di generi alimentari, che per decine di Paesi in via di sviluppo, quello che chiamavamo un tempo terzo mondo, costituivano letteralmente l’unica fonte di sopravvivenza, tagliati via in un colpo secco», commenta esterrefatto Stefano Silvestri, direttore editoriale di Affarinternazionali.it. Il quale fa notare che 70 miliardi sono tanti ma stiamo parlando di un Paese le cui spese annuali superano i 1000 miliardi, un terzo dei quali per la difesa, e il debito pubblico ha raggiunto i 37mila miliardi.È sicuramente l’aspetto più drammatico della presidenza Trump, e come al solito è stato accolto nel resto del mondo con la rassegnazione, pur stupefatta ma inane, che accoglie ogni mossa dell’ex-tycoon. Non c’era settore nei Paesi più poveri in cui non si avvertisse la presenza di UsAid. Dall’istruzione per ragazzi e ragazze all’elettrificazione delle aeree rurali più remote dell’Africa, fino agli interventi di pacificazione nelle frequentissime battaglie che scoppiano fra i Paesi, o meglio le dittature, africane, e persino fra le tribù. «Intendiamoci, qualcosa forse non funzionava al meglio», tiene a precisare Samantha Power, l’ex ambasciatrice all’Onu, poi nominata da Biden a capo proprio di UsAid e oggi impegnata in un tour mondiale (soprattutto europeo) per sollevare il problema degli aiuti. «Trump avrebbe potuto dire: questa Agenzia è stata fondata da John Fitzgerald Kennedy nel 1961, in piena guerra fredda, anche con l’obiettivo di sottrarre ai sovietici l’egemonia in ampie fasce del Pianeta, ora avrebbe bisogno di una revisione per tornare efficiente come dovrebbe: rivediamola gradualmente. Invece l’ha letteralmente cancellata nelle prime settimane della sua presidenza con un ordine esecutivo che vietava anche di spendere i soldi già consegnati alle organizzazioni umanitarie locali». La chiusura è avvenuta alla Trump, cioè manu militari: in Paesi come Etiopia e Somalia ci sono magazzini pieni di cibo che non viene distribuito ai bambini malnutriti per paura di una rappresaglia da parte del governo americano presente con i suoi soldati. «Un altro caso – dice Power – è quello delle medicine. Le cliniche che consegnavano ai pazienti i farmaci antiretrovirali per trattare l’Aids sono state chiuse da un giorno all’altro. Le persone potevano vedere dalle vetrate i farmaci di cui avevano bisogno, ma nessuno veniva ad aprire la porta. In conclusione si può stimare che, nei Paesi più poveri, almeno 2 milioni di persone siano già morte per non aver avuto accesso al cibo o ai farmaci. Dico “stimare” perché l’amministrazione ha anche distrutto il sistema di misurazione e di valutazione degli aiuti erogati da UsAid».Il responsabile materiale di questa carneficina è Elon Musk, posto come si ricorderà inizialmente a capo di un ufficio di “tagliagole”, il “Doge”, dipartimento per l’efficienza governativa: migliaia di dipendenti federali hanno perso il posto e non lo recupereranno più, gli Usa sono usciti dall’Organizzazione mondiale della sanità, minacciano un giorno sì e l’altro pure di uscire anche dall’Onu e dalla Nato. Il tutto perché era necessario sfoltire il bilancio per tagliare le tasse. La paura profonda è che un taglio così drastico e irragionevole sia stato effettuato con l’intelligenza artificiale, «e gli algoritmi com’è noto non stanno a guardare nel merito, vedono quello che ritengono sia un numero eccessivo di personale e tagliano secco senza pensarci due volte», commenta padre Paolo Benanti, teologo e docente universitario, fra i principali collaboratori prima di papa Francesco e ora di papa Leone XIV, dal dicembre 2025 presidente della commissione etica dell’Osservatorio sull’intelligenza artificiale del governo italiano. «Il collasso della facoltà di giudizio – ha specificato Benanti in un articolo con il filosofo Sebastiano Maffettone sul Corriere della Sera – può prodursi attraverso la sostituzione silenziosa della deliberazione con la pura elaborazione di dati. È la banalità algoritmica: non la malvagità di un sistema ma la sua indifferenza strutturale all’atto del pensare, la sua tendenza e erogare risposte laddove bisognerebbe invece saper formulare domande».Ecco spiegato il disastro di UsAid. I 10mila dipendenti sono diventati 15, passati dall’agenzia indipendente a un ufficetto del Dipartimento di Stato, il cui segretario Marco Rubio ha candidamente ammesso: «Verranno aiutati solo quelli in grado di aiutare economicamente l’America». Per esempio, in Zambia è stato finanziato un progetto di istruzione primaria in cambio di una fornitura continua di terre rare. Nel frattempo, più a Nord, i guerriglieri di una formazione sud-sudanese attaccavano con i machete uccidendo donne e bambini e sequestrando tutti gli aiuti alimentari forniti a suo tempo da UsAid nel campo profughi di Kiryandongo in Uganda dove si erano rifugiati i profughi della guerra nello stesso Sudan. In totale oggi fra guerre, carestie e faide tribali, calcola l’Institute for foreign states, 46 milioni di persone rischiano di diventare profughi, cioè di essere costrette ad abbandonare la propria terra, più di un terzo del totale mondiale. «Ma ormai – scrive George Ingram in un report per Brookings – l’amministrazione è interessata solo alle relazioni Stato-su-Stato e agli obiettivi di breve termine che rafforzino la sicurezza americana, mentre all’opposto UsAid aveva rapporti diretti con le popolazioni bisognose, le cui salute, formazione e prosperità erano il focus dell’assistenza Usa, con l’obiettivo di lungo termine di un benessere diffuso a livello mondiale». Gli obiettivi erano anche di lungo termine: per favorire la pacificazione in Siria, gli Usa hanno sborsato 18 miliardi di dollari fra il 2012 e il 2024.Per la cronaca, il taglio delle tasse nel bilancio americano poi effettivamente c’è stato nel “Beautiful Act”, la legge di bilancio firmata con gran fanfara da Trump la mattina della festa nazionale del 4 luglio 2025, e nei successivi provvedimenti d’attuazione, ma a favore solo delle corporation e dei più abbienti. «Ora la stagione di Musk è tramontata ma i danni che ha provocato restano e sono permanenti», commenta Robert Shiller, economista di Yale e premio Nobel nel 2013. Che puntualizza: «Più bambini moriranno di malnutrizione, più ragazze resteranno vittime di violenze sessuali, più famiglie resteranno senza neanche un tetto sulla testa, le condizioni igieniche e sanitarie crolleranno. Non c’era settore in Africa in cui non si avvertisse la presenza di UsAid: dall’istruzione per ragazzi e ragazze all’elettrificazione delle aeree rurali più remote».
Così Trump dà un taglio all’umanità
Secondo le stime di Lancet entro il 2030 lo smantellamento di UsAid causerà la morte di 14 milioni di persone. Un capolavoro che porta le firme del presidente U








