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10 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 8:07

Lo smantellamento da parte dell’amministrazione Trump del programma di aiuti Usaid ha avuto pesanti implicazioni sul terzo settore in tutto il mondo. Le ong, piccole e grandi, hanno visto ridursi i fondi a disposizione, con una conseguente ricalibrazione dei budget a disposizione e la soppressione di alcuni programmi di intervento a favore delle aree del mondo più svantaggiate. In questo scenario, l’Unione europea e i suoi Stati membri avrebbero potuto assumere un ruolo cardine nel sostegno dei programmi di aiuti umanitari nel mondo, rafforzando così il proprio soft power, ma così non è stato. Bruxelles e i governi nazionali stanno infatti riducendo i fondi destinati agli aiuti esteri, mentre aumenta le spese nel settore della difesa.

Guardando ai dati dei paesi con il più alto tasso di aiuti pubblici allo sviluppo, si assiste a una generale riduzione dei fondi. La Francia – quarto donatore mondiale – ha previsto un taglio del 35 percento degli aiuti pubblici allo sviluppo nel 2025. La Germania già nel 2024 ha ridotto la spesa principale per lo sviluppo a 11,2 miliardi di euro, circa il 7-8 percento in meno rispetto al 2023. Ulteriori tagli sono stati decisi per il 2025. Anche il Belgio ha tagliato i finanziamenti per la cooperazione allo sviluppo del 25 percento in cinque anni. Nel caso italiano, il bilancio non ha subito tagli drastici, ma Roma sta reindirizzando i fondi verso progetti che rispecchiano i suoi obiettivi geopolitici, principalmente il contenimento dei flussi migratori. A guidare la strategia italiana è il Piano Mattei, diventato modello di riferimento anche per le politiche europee.