I giudici non hanno accolto la richiesta della difesa dell'uomo che «costringeva moglie e figli a un penosissimo regime di vita»

Un uomo accusato di aver sottoposto la moglie e i figli a un clima di sopraffazione e violenza dovrà restare in carcere. Lo ha deciso la Corte di Cassazione con la sentenza 22748/2026, depositata il 19 giugno, dichiarando inammissibile il ricorso presentato contro il rigetto della richiesta di sostituire la custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari.

I maltrattamenti e le minacce

Secondo quanto ricostruito dai giudici, nei confronti dell’indagato, un uomo calabrese, era stata applicata la misura cautelare della detenzione in carcere per una serie di reati che comprendono maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale aggravata e lesioni.

In base a quanto ricostruito dai giudici, l’uomo avrebbe «costretto moglie e figli a un penosissimo regime di vita, tale da rendere non più tollerabile la prosecuzione della convivenza coniugale/familiare». I giudici ricordano inoltre che l’indagato aveva «percosso e oltraggiato la coniuge», imponendo «a quest’ultima rilevanti limitazioni alla vita di relazione» e costringendola ad avere rapporti sessuali, minacciandola che – se si fosse rifiutata – lui avrebbe smesso di contribuire economicamente ai bisogni della famiglia.