Caricamento player
Nelle città dove c’è un luna park, più volte all’anno, si ripete sempre lo stesso rituale. Una mattina, molto presto, gli uomini nel piazzale smontano pezzo per pezzo le giostre, avvolgono decine di metri di cavi elettrici e caricano i camion, mentre in casa le donne ricoprono con la carta di giornale gli oggetti delicati e bloccano gli sportelli dei mobili con lo scotch, per evitare che si aprano durante il tragitto. È il giorno del “viaggio”, il giorno in cui cambiano città. Ci vuole tempo perché insieme alle case bisogna muovere le auto, i furgoncini e soprattutto le giostre, che loro chiamano “i mestieri”. I “mestieri” da soli arrivano a occupare fino a tre camion.
Ci sono famiglie di giostrai che fanno anche venti spostamenti all’anno, altre che si fermano più a lungo in un posto. Quasi tutte seguono un itinerario fisso che si ripete sempre, e che nel loro peculiare modo di esprimersi viene chiamato “giro”. Pur cambiando spesso città, i giostrai abitano sempre negli stessi quartieri, conoscono i vicini, frequentano gli stessi bar e negozi. «Siamo nomadi, ma dove passiamo mettiamo le radici», spiega Andrea Zago, che cambia 13 “piazze” all’anno (ossia 13 luna park) in Emilia-Romagna, Umbria, Toscana e Veneto, e ogni tanto si allunga fino alla Sicilia o alla Sardegna.








