Il sole picchia già alle dieci del mattino su largo Vigili, a Fasano, il grande spiazzo alle soglie della città che ogni anno, a giugno, per tutti e quattro i giorni della festa patronale, si veste a luna park. Mimmo Carbone ha riempito tre taniche da cinquanta litri alla fontanella dietro il palco della festa patronale. Le carica su un carrellino, le porta verso la sua carovana. “L'acqua del camper è finita ieri sera – dice - Con questo caldo la doccia me la devo inventare ogni giorno”. Ha 44 anni, gestisce un autoscontro che ha ereditato dal padre. Si asciuga il sudore con un braccio, poi torna a montare i pannelli elettrici.
È il giorno dell'allestimento. Mancano poche ore all'apertura della festa, e il piazzale è un cantiere. Camion che scaricano lamiere, cavi che si srotolano per decine di metri, donne che tirano fuori dalle carovane sedie e tavolini per il pranzo. Tra una bestemmia e una battuta, le famiglie dei giostrai rimettono in piedi un piccolo paese che dura una settimana, poi si smonta e riparte. Mimmo fa parte di una famiglia che gira soprattutto la Puglia e la Basilicata, una quindicina di piazze all'anno: da Fasano, dice, tra due giorni si riparte verso Matera, poi giù fino a Potenza. “Siamo abituati a essere chiamati zingari – spiega - Non lo siamo. Siamo lavoratori, paghiamo le tasse, paghiamo il suolo pubblico. Solo che la nostra casa ha le ruote”.










