«Tra il 2014 e il 2024 la povertà assoluta tra le famiglie è salita dal 6,2% all’8,4%. L'aumento maggiore è avvenuto al Nord, dove la quota si è quasi radoppiata: oggi il lavoro può non bastare per uscire dalle sacche della povertà». Ad affermarlo è Raffaello Castagna, responsabile osservatorio e misurazione impatto di Intesa Sanpaolo, durante la presentazione del nuovo "Monitor per la geografia delle fragilità e delle disuguaglianze". Il progetto di ricerca che mappa le vulnerabilità in Italia fotografa un territorio dove il benessere non si misura più solo con il Pil. E dove avere un impiego non è più una garanzia automatica contro l'esclusione sociale. Se a livello macro si conferma il noto divario tra nord e sud, l'analisi "per differenziale", che incrocia i bisogni reali con le risorse e i servizi disponibili sul territorio, fa emergere una realtà molto più complessa: dinamiche positive in aree periferiche e forti sacche di vulnerabilità socioassistenziale, educativa o sanitaria all'interno delle province economicamente più sviluppate. Dal monitor emerge chiaramente come il capitale umano sia il vero motore della coesione: dove lavoro, imprese e servizi crescono insieme si attivano circuiti virtuosi. Al contrario, l'esclusione e il divario educativo pesano sul futuro. Come evidenzia Castagna: «C'è un tema di salari reali diminuiti e di povertà educativa: i redditi sono in funzione crescente del grado di istruzione». A incidere profondamente è il gap nella formazione continua, che in Italia coinvolge appena il 21% della popolazione in età lavorativa contro il 28% della media UE, penalizzando soprattutto i disoccupati. Giovanni Foresti, Responsabile Regional Research di Intesa Sanpaolo, lancia l'allarme sui rischi a medio-lungo termine legati agli choc tecnologici e alla transizione digitale: «La carenza e il mismatch di competenze causano ritardi e riduzioni di produttività. Più della metà delle PMI che non adottano l'intelligenza artificiale adduce come causa principale la mancanza di competenze interne. Eppure, i settori più esposti all'AI registrano crescite di fatturato tre volte superiori. Bisogna colmare questo gap formativo per evitare che molte province scivolino verso il basso». Il benessere, insomma, non segue una linea retta. Nelle aree a bassa densità abitativa e con popolazione più anziana, la sola presenza di lavoro non garantisce una migliore qualità della vita se mancano i servizi, a causa della dispersione territoriale e delle difficoltà di accesso alle cure. Lo studio evidenzia uno squilibrio strutturale tra domanda e offerta in ambiti chiave: i sistemi sanitari non sempre rispondono alle esigenze locali, la carenza di servizi per l'infanzia (al Sud i posti pubblici e privati coprono meno del 20% dei bambini sotto i due anni) limita l'occupazione femminile, e l'offerta socioassistenziale per la terza età resta insufficiente, così come l'inclusione lavorativa delle persone con disabilità (l'80% delle persone con gravi disabilità tra i 25 e i 64 anni è fuori dalle forze di lavoro).
Mappa delle disuguaglianze: in dieci anni la povertà assoluta passa dal 6 all’8%, raddoppia al Nord
Il nuovo Monitor per la geografia delle fragilità e delle disuguaglianze di Intesa Sanpaolo fotografa uno squilibrio strutturale tra domanda e offerta nell’amb…










