Dopo l’annullamento con rinvio disposto dalla Cassazione, la Corte d’Appello di Catanzaro assolve gli imputati dal reato associativo. Restano in piedi i singoli episodi di droga, con condanne rideterminate

Si sgretola l’impianto accusatorio relativo all’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti contestata nell’ambito dell’operazione “Prisoners Tax”, l’inchiesta antidroga che aveva interessato il comprensorio del basso Ionio catanzarese.La Terza Sezione Penale della Corte d’Appello di Catanzaro, giudicando in sede di rinvio dopo l’annullamento disposto dalla Cassazione, ha assolto Matteo Arena, Giovanni Gregoraci, Roberto Ierace, Carmine Procopio, Domenico Procopio, Sergio Scicchitano, Domenico Spadea, Saverio Spadea e Carmela Vono dal reato associativo contestato al capo 1, con la formula “perché il fatto non sussiste”.

Le pene rideterminate

Caduta l’accusa più pesante, restano in piedi soltanto i singoli episodi di detenzione e spaccio di droga. La Corte ha quindi rideterminato le pene: 4 anni e 2 mesi per Matteo Arena, 4 anni per Giovanni Gregoraci, 4 anni e 2 mesi per Roberto Ierace, 5 anni e 8 mesi per Carmine Procopio, 7 anni e 2 mesi per Domenico Procopio, 4 anni e 2 mesi per Saverio Spadea e 4 anni e 10 mesi per Carmela Vono, oltre alle rispettive multe indicate in sentenza.La Corte ha inoltre revocato l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, sostituendola con l’interdizione temporanea per cinque anni nei confronti degli imputati interessati.