La sindaca di Foggia Maria Aida Episcopo, a capo di una coalizione progressista, ha ritirato le dimissioni dalla carica, presentate l'8 giugno scorso. La decisione era arrivata dopo che la seduta di consiglio comunale, dedicata all'approvazione del consuntivo di bilancio 2025, era andata deserta. Il giorno prima (7 giugno) c'era stato un piccolo rimpasto di giunta. Una situazione che giungeva al termine di giorni di frizioni interne. “La maggioranza ha subito un momento di riflessione e di verifica, un ticket nella propria storia amministrativa", ha detto in un video messaggio. "Ripartiamo insieme e uniti in questa fase di rielaborazione del percorso in modo potenziato e forte per dare a a questa città tutto ciò di cui ha bisogno e che merita. Lo faremo con impegno totalizzante e con tutta la carica volitiva possibile". La prima cittadina è stata eletta a ottobre del 2023.

''La sceneggiata è finita. Il campo largo si consegna alla sindaca e tradisce i foggiani''. Così Fratelli d'Italia di Foggia sul ritiro delle dimissioni da parte della prima cittadina del capoluogo dauno. "Quod erat demonstrandum", aggiungono. Tradotto dal latino: come volevasi dimostrare. "La sindaca di Foggia ha ritirato le dimissioni e l'equazione politica si è chiusa esattamente come previsto - prosegue Fdi - i consiglieri comunali hanno fatto un po' di rumore per farsi notare, poi in meno di dieci giorni si sono consegnati senza battere ciglio alla sindaca Episcopo. Hanno persino firmato una lettera a quarantaquattro mani per convincerla a restare, impegnandosi solennemente a fare i bravi e chiedendo soltanto un improbabile rilancio dell'azione amministrativa e un confronto strutturato all'interno della coalizione. Richieste che rappresentano, da sole - sottolinea Fdi Foggia - la metafora plastica del fallimento politico di questa maggioranza: perché chi governa una città e deve rendere conto ai propri cittadini non può ridurre l'intero mandato elettorale a una lunga e opaca trattativa interna su chi occupa quale poltrona e a quale prezzo politico preventivamente concordato nell'ombra delle stanze chiuse. Hanno messo in piedi una sceneggiata napoletana scritta male e interpretata peggio, con un finale scontato fin dall'inizio che - prosegue il partito - avrebbe fatto inorridire finanche Mario Merola. Si sono stracciati le vesti perché le cose andavano decisamente male; ora, invece, tacciono compunti e si ricompongono come se nulla fosse accaduto, come se i problemi reali della città si fossero dissolti insieme alle dimissioni ritirate".