Riconosciuto all'operaio 41enne un danno permanente «all'integrità psicofisica pari al sei per cento» a causa della depressione per il trattamento ricevuto negli anni
Era stato licenziato il 28 luglio 2022, dopo esser stato progressivamente retrocesso da capomacchina, fino a svolgere mansioni di pulizia della stampatrice che, solo pochi mesi prima, era sotto la sua responsabilità. Era stato anche oggetto di derisioni da parte dei superiori. Nel 2017, dopo aver richiesto alcuni permessi di paternità per il figlio appena nato, si era sentito rispondere dal caporeparto: «Fatti crescere le tette così lo puoi anche allattare». La vicenda era poi finita al Tribunale del lavoro di Trento, che alla fine gli ha dato ragione, riconoscendogli anche un danno permanente «all’integrità psicofisica pari al sei per cento» e ne ha disposto il reintegro.
La depressione e le assenze
Come si legge dalla sentenza del giudice Giorgio Flai, le condotte hanno contribuito «all’insorgenza e allo sviluppo nel ricorrente di un disturbo dell’adattamento con ansia e umore depresso». I consulenti psichiatrici nominati dal giudice, Marco Scillieri e Angelo Bolaffi, descrivono infatti «un quadro clinico di depressione cronica». Per questo, tra l’altro, il lavoratore aveva accumulato almeno 194 giorni di assenza dal lavoro tra il 23 novembre 2019 e il 28 luglio 2022, fino al successivo licenziamento.









