di
Simone Golia
L'ex attaccante ci ha lasciati a 58 anni. Ha affrontato la malattia con la stessa forza che mostrava in campo. Un viaggio, il suo, nato con i Mondiali del 1978 e una settimana in cantiere con il padre per guadagnarsi un pallone
Era il «bomber di provincia», ma l'Italia tutta lo ha amato. Fino al «fischio finale», usando le sue parole. Già, Igor Protti ci lascia a 58 anni, una brutta malattia l'ha portato via troppo presto, ma l'ultima parola l'ha avuta lui. Ha preso carta e penna, Igor, nonostante fosse ormai privo di forze. Faticava a parlare ma lui, che in silenzio non è mai stato figuriamoci, se poteva andarsene così: «Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale. Difficile provare parole che possano spiegarlo, l'unica cosa che posso fare è ringraziare la mia grande e meravigliosa famiglia che ho adorato. Tutte le persone che mi hanno voluto bene e che mi sono state vicino, tutti i tifosi delle squadre nelle quali ho giocato per l'affetto e l'amore sempre dimostratomi e totalmente ricambiato. Sperando che sia un arrivederci e non un addio».
La vita, uno splendido viaggio. Igor l'ha voluta assaporare fino all'ultima goccia. Neanche un mese fa accompagnava la figlia Noemi all'altare, tenendola per mano e appoggiandosi all'altro figlio, Nicholas Flavio. Esausto, i giorni precedenti complicatissimi ma con gli infermieri era stato netto: «Rimettetemi in piedi». Voleva esserci, camminando sulle proprie gambe. Stanco ma felice, consapevole del poco tempo rimasto ma sorridente davanti alle battute dei parenti romagnoli, alla loro allegria e spensieratezza.










