Igor Protti, soprannominato lo «zar» dell’area del rigore per via del suo nome russofono, se ne è andato a 58 anni dopo una lotta contro un cancro ai polmoni che lui stesso avevo annunciato pubblicamente definendo la malattia come: «Uno 0-3 da rimontare».
L’attaccante romagnolo – era nato a Rimini – è stato uno dei massimi esponenti di quella scuola di attaccanti italiani che a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 riusciva a tenere testa anche ai più affermati fuoriclasse stranieri: da Totò Schillaci a Protti appunto, da Dario Hubner a Cristiano Lucarelli, da Beppe Signori a Ciccio Baiano e prima ancora Sandro Tovalieri e Stefano Borgonovo, mentre a seguire i vari Totò Di Natale, Pippo e Simone Inzaghi e Alberto Gilardino.
MICIDIALE in area di rigore, Protti è stato, assieme a Hübner, l’unico giocatore ad ottenere il titolo di capocannoniere in Serie A (con la maglia del Bari), in Serie B e in Serie C1 (con quella del Livorno), nonché l’unico nella storia a laurearsi capocannoniere della Serie A giocando per una squadra (il Bari) poi retrocessa. Dopo gli esordi nella ‘sua’ Rimini in serie C, e unprimo passaggio a Livorno, venne spedito a farsi le ossa fra le fila della Virescit di Boccaleone (quartiere di Bergamo) in C1 dove arrivò a segnare dieci goal in trentun partite, tanto da essere poi chiamato a Messina l’estate dopo, per sostituire nientemeno che Totò Schillaci, volato alla Juve.










