Diciannove governi europei si dicono pronti a lavorare fin da subito all’apertura di hub di rimpatrio delle persone migranti fuori dall’Ue. E chiedono alla Commissione di sostenerli «anche con risorse finanziarie» perché «adesso è il momento di agire e produrre risultati concreti».La seconda giornata del summit dei leader Ue in corso a Bruxelles si è aperta con l’invio di una lettera ai vertici delle istituzioni europee - che Avvenire ha potuto visionare -, coordinata da Danimarca e Italia e firmata da altri 17 Stati. Tutti d’accordo su un principio, ora che il regolamento rimpatri si avvia verso l’entrata in vigore: avviare quanto prima progetti pilota concreti e replicabili sulla detenzione fuori dai confini europei di chi ha ricevuto il “foglio di via”.«Stabilire chi può entrare e rimanere nei nostri Paesi deve essere sempre una decisione democratica», esordisce la lettera, sottoscritta, oltre che dalle premier Giorgia Meloni e Mette Frederiksen, anche dai leader di Paesi Bassi, Svezia, Polonia, Ungheria, Malta, Grecia, Belgio, Austria, Bulgaria, Romania, Cipro, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Estonia, Lettonia e Lituania. I firmatari sono più che i 14 partecipanti al consueto tavolo di coordinamento in materia di migrazione che si è tornato a riunire a margine del vertice: promosso su iniziativa italo-danese-olandese, di questo formato a sostegno delle “soluzioni innovative” in fatto di migrazione fa parte anche la Germania (assente, tuttavia, tra i sostenitori del documento).Insomma, a parte visibili assenze come quella della Spagna che si oppone all’inasprimento delle politiche per l’asilo (il premier Pedro Sánchez è stato protagonista di un aspro scontro con Meloni sulle regolarizzazioni delle persone migranti decise da Madrid), la possibilità giuridica di concludere patti anche informali con Paesi non-Ue gode di un sostegno molto ampio che rompe le barriere geografiche. «Dobbiamo sfruttare appieno le nuove possibilità ed essere pronti ad affrontare efficacemente qualsiasi ostacolo residuo, affinché queste nuove soluzioni diventino realtà», prosegue la lettera. «Alcune iniziative - vi si ricorda - sono già operative, come la cooperazione tra Italia e Albania» che prevede l’apertura di due centri per il trattenimento a Shengjin e Gjader e che, ha rivendicato Meloni, fa adesso scuola in Europa. «Incoraggiamo gli Stati disposti a farlo a perseguire tali soluzioni e a impegnarsi con potenziali partner» fuori dall’Ue, si legge ancora nella missiva dei 19.Si parla con insistenza, ad esempio, di intese con i Paesi dell’Asia centrale. L’ipotesi, come fatto filtrare da Palazzo Chigi, è che la “coalizione dei volenterosi” sugli hub di rimpatrio lavori per l’apertura congiunta di questi centri. E, magari, faccia affidamento su fondi dedicati nel prossimo bilancio europeo, una richiesta esplicita fatta adesso a Bruxelles. Secondo il regolamento rimpatri, le persone migranti (comprese le famiglie con bambini, ma esclusi i minori non accompagnati) potranno essere trasferite negli hub fuori dall’Ue anche in assenza di qualsiasi legame con il Paese che li ospita.
La lettera dei 19 (tra cui Roma) che chiede all'Europa di accelerare sui rimpatri dei migranti
Danimarca e Italia guidano il gruppo di Paesi firmatari: aprire subito hub per il rientro dei profughi fuori dall'Ue. Il no della Spagna, mentre il modello resta quello dei "volenterosi" che ora vogliono coalizzarsi per chiudere i confini











