Toyota è da anni sinonimo di ampiezza di gamma. Dalle citycar ai SUV, passando per berline, pick-up, fuoristrada e veicoli commerciali, il costruttore giapponese ha costruito il proprio successo offrendo una delle line-up più complete dell’intero settore automobilistico. Oggi, però, qualcosa sta cambiando.
Con l’arrivo di Kenta Kon alla guida del gruppo, Toyota ha iniziato a mettere in discussione proprio uno dei pilastri che ne hanno caratterizzato la crescita. Durante la recente assemblea annuale degli azionisti, il nuovo amministratore delegato ha parlato apertamente della necessità di ridurre la complessità dell’offerta, eliminando modelli, varianti e progetti che non generano un ritorno adeguato in termini di valore e redditività.
Non si tratta di una rivoluzione destinata a stravolgere l’identità del marchio, ma di una strategia che punta a rendere il colosso giapponese più efficiente in un momento in cui l’industria automobilistica è chiamata a gestire investimenti sempre più elevati.
Una gamma enorme che rischia di diventare un problema
Toyota dispone oggi di una delle offerte più articolate del mercato globale. In molti Paesi la casa giapponese commercializza decine di modelli differenti, spesso disponibili con numerose configurazioni di motori, allestimenti e sistemi di alimentazione. A questo si aggiungono prodotti storici come la Toyota Land Cruiser Serie 70, ancora oggi presente in alcuni mercati nonostante una storia iniziata oltre quarant’anni fa.










