Nessun grande annuncio politico è arrivato da Bonn. Si è chiuso in Germania in silenzio il negoziato intermedio tra la COP30, che si è tenuta a Belem e la prossima COP31, che si terrà in autunno ad Antalya in Turchia. La COP è la Conferenza delle Nazioni Unite in cui i 197 Paesi firmatari della Convenzione contro il cambiamento climatico si riuniscono per adottare le misure necessarie per contrastarlo. L’ultima Conferenza in Brasile è stata criticata perché si è chiusa con un testo finale che evitava qualsiasi tabella di marcia per l’eliminazione dei combustibili fossili. L’esito dei negoziati in Germania è stato lo specchio di una diplomazia climatica paralizzata e in forte contrasto con l'urgenza dei dati scientifici.

Che possiamo sintetizzare in tre i punti chiave:

1) Il divario tra scienza e negoziati: forte la frustrazione degli scienziati e delle delegazioni dei Paesi più vulnerabili. Mentre le simulazioni della meteorologia mondiale e dell'ONU continuano a lanciare allarmi sul superamento irreversibile della soglia critica di 1,5 gradi, a Bonn si è assistito a estenuanti battaglie semantiche. Alcune delegazioni più legate ai produttori di idrocarburi hanno insistito per "diluire" o mettere in dubbio i testi scientifici ufficiali nei documenti preparatori per la COP31.