I giocatori devono arrivare nella città statunitense in cui si giocherà la partita soltanto un giorno prima (rispetto ai due previsti per gli altri). E devono poi andare via subito dopo. Così la federazione iraniana presenta un reclamo alla Fifa per le restrizioni imposte alla squadra durante i Mondiali: un nuovo caso dopo i visti negati dagli Usa ad alcuni membri dello staff. Un torneo sempre più politico.
Le regole impedirebbero di prepararsi serenamente per la prossima partita contro il Belgio, secondo quanto denunciato da un dirigente della squadra. Che sarebbe stata autorizzata ad arrivare a Los Angeles "solo un giorno prima della partita", in programma domenica a Los Angeles, invece dei due giorni richiesti. Queste "restrizioni sono contrarie al principio di pari condizioni per tutte le squadre partecipanti e rischiano di compromettere la nostra preparazione", ha affermato il dirigente in una dichiarazione. "Pertanto, la federazione esprimerà ufficialmente il proprio disappunto e presenterà un reclamo formale alla Fifa attraverso i canali appropriati", ha aggiunto. Contattata dall'Afp, la Fifa non ha rilasciato una dichiarazione immediata.
Lunedì, dopo il pareggio per 2-2 dell'Iran nella partita d'esordio contro la Nuova Zelanda, anch'essa a Los Angeles, l'allenatore Amir Ghalenoei ha dichiarato che la sua squadra era stata "la più maltrattata di tutta la Coppa del Mondo". Dopo mesi di incertezza a causa della guerra in Medio Oriente, la squadra partecipa al torneo, ma si è trasferita all'ultimo minuto in Messico, allestendo il proprio quartier generale a Tijuana anziché in Arizona, e ha dovuto affrontare il rifiuto del visto per gli Stati Uniti a circa quindici membri della delegazione.










